Per il MUSE, museo delle scienze di Trento, nuovi proiettori Epson, più potenti, compatti e luminosi, per una user experience – basata su immersività e interattività – di eccezionale suggestione. Un’installazione sfidante a causa della particolare configurazione delle sale e al vincolo artistico cui l’intero museo è sottoposto. System integrator A&T Multimedia. 


Il 27 luglio 2013, dopo quindici anni di lavoro, di cui undici di progettazione e benchmark internazionale e quattro di costruzione e allestimento veri e propri, in un’area industriale dismessa che oggi è diventata polo di attrazione turistica, è stato inaugurato il MUSE di Trento.

Il nuovo museo ha raccolto l’eredità del preesistente museo tridentino di scienze naturali, che si trovava nel centro cittadino e aveva un’impostazione da museo tradizionale, con collezioni naturalistiche e di storia locale esposte in sale divise per tema: un museo che vantava una storia più che centenaria e reperti importanti ma che, come la maggior parte dei musei tradizionali, si limitava a esporli al pubblico, senza l’ambizione di creare con esso empatia o addirittura interazione. Il MUSE invece vive di empatia con i visitatori, ai quali racconta storie e propone esperienze immersive e interattive. Le installazioni del MUSE possono oggi avvalersi delle prestazioni di oltre venti nuovi proiettori laser Epson, luminosi, affidabili, compatti e altamente performanti, macchine in grado di rispondere alle sfide di questa installazione, dovendosi adattare a contesti molto diversi, con in aggiunta la difficoltà legata a un ambiente molto luminoso e protetto da vincolo artistico.


Nel “Tunnel del ghiaccio”, sei proiettori Epson EB-805F (tre per lato) proiettano il video “La giornata in cima alle montagne” su due pareti inclinate lunghe nove metri ciascuna.

Ne parliamo con Lavinia Del Longo, Direttrice dell’Ufficio Tecnico del MUSE e con Alessandro Baroni, Responsabile Ufficio Tecnico di A&T Multimedia, il system integrator che ha realizzato l’installazione.

La chiave per migliorare l’experience in un museo è l’interattività: il pubblico vuole essere attivo, vivere esperienze, ascoltare storie, toccare con mano – Del Longo


La sfida: un museo dal respiro internazionale, con uno sguardo sul futuro

«Negli anni Novanta – ci racconta Lavinia Del Longo – alla direzione del museo tridentino è arrivata la persona che ancora oggi è Direttore Generale del MUSE: Michele Lazinger. Brillante e “visionario”, il nuovo Direttore ha capito presto che la chiave per migliorare l’esperienza dei visitatori di un museo era l’interattività: il pubblico vuole essere attivo, vivere esperienze, ascoltare storie, toccare con mano. I primi esperimenti sono stati fatti con mostre interattive temporanee, ed è proprio grazie a una di queste – continua Del Longo – che è iniziata anche la mia collaborazione con il museo».

Il successo delle mostre interattive ha incoraggiato la Direzione a spingere sempre di più in quella direzione ed è iniziato così il percorso che ha portato alla nascita del MUSE. Addio alle sale tematiche e all’esposizione di reperti ‘silenti’: oggi, dentro i grandi spazi progettati da Renzo Piano, i reperti ci sono, naturalmente, ma il loro numero non è sovrabbondante e, soprattutto, essi sono contestualizzati e narrati.


Un viaggio nel tempo tra le pareti curve della ‘Time Machine’, ottenuto grazie a quattro Epson EB-L630U. Il fuoco al centro dell’exhibit è proiettato da un EV-110.

Come è stata scelta la nuova sede?

«A Trento – risponda Lavinia Del Longo – c’era un’area industriale dismessa che il Comune era interessato a rivitalizzare, creando un quartiere a forte vocazione culturale. Oggi il quartiere comprende, oltre al MUSE, anche la biblioteca universitaria e un grande parco che conduce al fiume; è diventato un importante polo di attrazione turistica».


Il grande architetto e l’equilibrio tra multimedialità e materialità

Lo studio urbanistico dell’intero quartiere è stato affidato a Renzo Piano, architetto di fama internazionale, che ha curato anche il progetto del MUSE:  architettura, allestimenti, arredi. In questo modo, sia il museo sia l’intera area presentano un’uniformità di linguaggio, che salta subito all’occhio del visitatore. L’edificio che ospita il MUSE è improntato al concetto di ‘zero gravity’, coniato proprio da Renzo Piano: dominano infatti le trasparenze, la verticalità e gli elementi sospesi. 

«Dei quindici anni di lavoro che hanno preceduto l’inaugurazione del MUSE – dice Lavinia Del Longo – ben otto hanno riguardato la fase di progettazione, studio e benchmark internazionale. Per la costruzione dell’edificio e l’allestimento ci sono invece voluti circa quattro anni. Per l’allestimento abbiamo avuto la consulenza del National History Museum di Londra e di un’azienda di servizi multimediali, anch’essa londinese, specializzata in musei. 


La ‘Galleria del DNA’: tre schermi indipendenti serviti da tre proiettori Epson 
EB-L630U.

Siamo convinti di essere riusciti a trovare il giusto equilibrio tra reperti in esposizione, spazi immersivi, spazi di interazione multimediale e meccanica, giochi e attività per bambini. La multimedialità è un elemento determinante dell’esperienza che offriamo al visitatore, ma non al punto da soverchiare un’esperienza più fisica e tradizionale.

Gli allestimenti, che noi chiamiamo exhibit, sono ospitati in grandi spazi aperti, suddivisi su sei piani collegati verticalmente da un grande spazio vuoto occupato da animali sospesi». I temi centrali del museo sono la montagna e l’ambiente naturale delle Alpi, con i diversi piani associati ai diversi temi (es. ghiacciai, laghi, storia geologica delle dolomiti, scenari preistorici ecc.). L’immersività riveste un ruolo fondamentale:  «Sono le proiezioni immersive – spiega Del Longo – che ci permettono di esprimere molti contenuti con poche parole e di provocare emozioni nei visitatori». 

Arriviamo così al cuore del nostro case study: le proiezioni immersive. 


La soluzione: l’ampio catalogo di proiettori laser offerto da Epson

«Lavoriamo con il MUSE da diversi anni – ci spiega Baroni – e si è instaurato tra noi e i curatori del museo un rapporto di reciproca stima e fiducia, fondamentali per superare ogni sfida. Avevamo fornito noi gran parte dei proiettori preesistenti, che non erano Epson e che, dopo oltre ventimila ore di lavoro, iniziavano a mostrare i segni del tempo. Tutti i videoproiettore erano laser-led di prima generazione; con la nuova fornitura sono stati sostituiti con modelli laser fosfori d’ultima generazione, meno energivori e più luminosi, compatti e duraturi. 

I diversi exhibit che il museo ha deciso di rinnovare sono ambienti stand alone, ma ognuno di essi è servito da più proiettori, collegati in edge blending mediante il software Watchout. Insieme al cliente abbiamo scelto di sostituire i proiettori senza modificare il software, che quindi è ancora quello di alcuni anni fa: il nostro lavoro di integratori, insieme alla versatilità dei proiettori Epson, ci ha permesso di adattare macchine di ultima generazione a un software meno recente».


Schema tecnico relativo al Tunnel del Ghiaccio (sezione dell’area del soffitto), dove troviamo due pareti lunghe nove metri, inclinate l’una verso l’altra, sulle quali sei proiettori Epson EB-805F di colore nero (tre per ciascuna parete) proiettano video in edge blending.

Schemi tecnici relativi a Time Machine, dove quattro 
Epson EB-L630U creano un effetto immersivo utilizzando una combinazione di warping e blending; al centro il fuoco virtuale è realizzato con un piccolo Epson EV-110.  

Come si è arrivati alla scelta di Epson?

«I responsabili del MUSE hanno preso in considerazione diversi brand, tutti validi, ma Epson era quello che offriva il parco macchine più variegato, tale da permettere di attrezzare tutti gli exhibit senza moltiplicare i fornitori, il che è spesso un vantaggio sia dal punto di vista organizzativo sia da quello economico».

Vediamoli, allora, questi exhibit e scopriamo le sfide che hanno presentato all’integratore.


‘Science on a Sphere’: quattro proiettori Epson EB-L630U proiettano in mapping su una sfera dal diametro di due metri. 

BOX – Il MUSE: INTRECCI TRA EDIFICIO E TEMATICHE

I temi centrali del museo – ovvero la montagna e l’ambiente naturale delle Alpi – sono stati trattati sfruttando le diverse altezze dell’edificio: all’ultimo piano, per esempio, si trova l’ambiente del ghiacciaio, mentre scendendo troviamo gli ambienti presenti a quote più basse, fino al lago del fondo valle. Scendendo ancora, il visitatore scopre la storia geologica delle dolomiti, con le miniere e le risorse del territorio e ancora più giù la storia dell’occupazione dei territori dalla preistoria a oggi, unita a uno sguardo rivolto al futuro (sostenibilità e preservazione dell’ambiente). Al piano interrato, una carrellata della storia della vita, dal big bang fino all’ingegneria genetica.

Esiste anche un vero e proprio science center dedicato ai fenomeni della fisica e della matematica, a cui si aggiunge  un’area per la prima infanzia e per i bambini e una serra tropicale. 

Per la narrazione vengono alternate diverse modalità espositive, per non stancare il visitatore, tra cui è certamente centrale l’immersività per il potere ‘seduttivo’ che esercita sul visitatore, con la loro capacità di stimolare l’emotività ed esprimere molti contenuti con poche parole. 


Oltre alla qualità Epson offre – rispetto ad altri brand – il parco macchine più variegato, tale da permettere di attrezzare tutti gli exhibit senza moltiplicare i fornitori, il che è spesso un vantaggio sia dal punto di vista organizzativo sia da quello economico – A. Baroni


Il ‘Tunnel del ghiaccio’ e ‘Science on a Sphere’

Al quarto piano del museo troviamo ‘Avventura tra i ghiacci’, un tunnel realizzato con due pareti lunghe nove metri, inclinate l’una verso l’altra, sulle quali sei proiettori Epson EB-805F di colore nero (tre per ciascuna parete) proiettano in edge blending un video di un minuto e mezzo intitolato ‘La giornata in cima alle montagne’: lo spettatore, che può sedersi o sdraiarsi tra le due pareti, ha l’impressione di trovarsi a bordo di un’aquila che vola sopra le Alpi per un’intera giornata. A riprova della continua del giusto mix tra esperienza virtuale e fisica, Lavinia Del Longo ci spiega che «sulla parte esterna del tunnel sono riprodotti alcuni sassi della morena, attraversati da una lingua di ghiaccio prodotta da una macchina refrigerante. Inoltre, nel momento in cui, nel video proiettato dentro il tunnel, una valanga si stacca dal ghiacciaio, si attiva un soffiatore che manda aria fredda sul viso degli spettatori».


La multimedialità al MUSE si intreccia alla fisicità che rimane il tassello di un mosaico pensato con attenzione al fine di offrire la migliore experience possibile.

L’architettura futuristica del MUSE, progettata da Renzo Piano, si staglia leggera nel cuore dell’eco-quartiere di Le Albere, un’area verde a vocazione cultuale e turistica.

«La difficoltà principale di questo exhibit – dice Alessandro Baroni – è stata la necessità di posizionare i proiettori il più in alto possibile [il vertice del tunnel è a circa 2,3 metri di altezza – ndr], per evitare che i visitatori potessero toccarli o esserne intralciati. Non avendo un’altezza sufficiente per poter installare i videoproiettori totalmente all’esterno del cielo della galleria abbiamo rifatto e quindi riprogettato, con il reparto arredi di A&T Multimedia, l’intero controsoffitto cercando di incassare le staffe di supporto, ma non tralasciando il fatto di poter ruotare i videoproiettori verticalmente per un parallelismo perfetto con le parete laterali (inclinate di circa 30°). Questa ricerca certosina del corretto posizionamento dei videoproiettori ha evitato la classica sfuocatura up/down e l’utilizzo del Keystone che introduce artefatti digitali degradanti la qualità dei contenuti riprodotti. La dimensione compatta – in relazione alla potenza – degli Epson EB-805F e le ottiche ultra-short ci sono state di grande aiuto». 

Un altro exhibit di grande impatto è ‘Science on a sphere’: si trova al primo piano, tutto dedicato alla sostenibilità, ed è realizzato con quattro proiettori Epson EB-L630U di colore bianco, che proiettano in mapping su una sfera di circa due metri di diametro. «Si tratta – dice Lavinia Del Longo – di un’installazione importata dagli Stati Uniti: i contenuti dei video sono un creative commons del NOAA (National Oceanic and Atmosferic Administration). A oggi esistono circa 400 video che descrivono l’atmosfera della terra, le correnti di venti, la demografia, la storia eccetera: ogni museo che crea un nuovo contenuto lo mette in condivisione sulla piattaforma».

«I proiettori in questo caso sono ancorati al soffitto – dice Baroni – e sono disposti ai quattro vertici della sfera; lavorano in mapping e coprono novanta gradi ciascuno. La realizzazione del mapping in questo caso è stata piuttosto semplice, perché abbiamo potuto sfruttare il software realizzato dal NOAA. La difficoltà principale è data invece dall’ambiente molto luminoso, che ha richiesto proiettori altrettanto luminosi come gli Epson EB-L630U».


La ‘Time Machine’

Sempre al primo piano, nella sezione dedicata alla preistoria alpina, c’è una delle installazioni più complesse dal punto di vista tecnico: la ‘Time Machine’, un percorso a tappe nella storia antica, realizzato con una proiezione immersiva su due pareti semicircolari poste una di fronte all’altra a formare una sorta di ammonite. Il visitatore si pone in mezzo, vicino a un fuoco virtuale realizzato con un piccolo Epson EV-110 che proietta su uno schermo a forma di fiamma, e vede svolgersi attorno a sé la vita delle prime popolazioni neolitiche della regione.

«Le difficoltà poste da questa installazione – spiega Baroni – erano diverse: le pareti hanno infatti un raggio di curvatura non costante e sono inclinate; inoltre non avevamo molto margine per quanto riguarda il posizionamento dei proiettori, dovendo rispettare i vincoli artistici del luogo. Abbiamo quindi dovuto utilizzare gli stessi punti di ancoraggio dei precedenti videoproiettori, che però avevano ottiche e caratteristiche diverse; a tale scopo la scelta è ricaduta su degli Epson EB-L630U, due per ogni parete semicircolare, sfruttando la combinazione di warping e blending per uniformare l’immagine e occultare la sovrapposizione delle due proiezioni; un totale di più di otto metri di sviluppo orizzontale, con due videoproiettori per semicerchio.  La sfida era importante. Come per la sfera, anche in questo caso ci troviamo in un ambiente con molta luce e i 6.000 lumen degli EB-L630U si sono rivelati molto utili».


‘Albero della Vita’, ‘Galleria del DNA’, ‘Tracce della vita’ al piano interrato

Al piano -1, dedicato al tema dell’evoluzione, troviamo altre tre installazioni basate sulla videoproiezione, meno complesse delle precedenti ma altrettanto coinvolgenti per il visitatore.

Iniziamo con ‘L’Albero della vita’: un magnifico video che, in poco più di due minuti, mostra l’evoluzione della vita sulla terra, dagli organismi unicellulari fino all’uomo. Il video è proiettato, mediante tre Epson EB-L630U a ottica ultra-corta, su uno schermo di 9,5 metri di larghezza per 1,70 di altezza; i proiettori lavorano in affiancamento, Watchout ripartisce il video per le tre macchine.

Sempre al piano -1 si trova la ‘Galleria del DNA’: anche in questo caso il tema è l’evoluzione, ma il focus questa volta è sulla miracolosa molecola che custodisce le informazioni sull’ereditarietà. Una proiezione, questa, che non ha presentato all’integratore particolari difficoltà: tre schermi indipendenti serviti da tre proiettori Epson EB-L630U.

Più articolata, invece, la proiezione presente nel terzo exhibit del piano interrato, chiamato ‘Tracce della vita’: qui, in un grande spazio popolato da resti fossili, i video aiutano il visitatore a immergersi nel percorso affascinante e traumatico dell’evoluzione. Per la loro proiezione sono stati scelti due Epson EB-L530U, uno dei quali manda le proprie immagini sulla parete, mentre l’altro le fa rimbalzare su uno specchio inclinato a 45 gradi e le proietta sul pavimento


La soddisfazione del cliente e un rapporto destinato a proseguire

«La qualità delle nuove macchine Epson è ottima – ha detto Dal Longo a conclusione della sua intervista – e anzi devo ammettere che adesso, almeno in un caso [il tunnel del ghiaccio – ndr] abbiamo il problema inverso rispetto a quello che avevamo prima: ovvero il video, risalente ad alcuni anni fa, non è più all’altezza del proiettore che lo trasmette e quindi lo dovremo rifare in qualità più alta. 

Su A&T Multimedia, infine, non posso che esprimere un parere più che positivo: lavoriamo con loro da diversi anni e abbiamo sempre apprezzato la cura che mettono in ciò che fanno, oltre alla disponibilità e flessibilità. Spesso ci chiedono un confronto in fase di progettazione, in modo da trovare la soluzione più idonea ed evitare gli extra-costi; la loro filosofia è che lavorare con qualità, facendo anche qualcosa in più del dovuto, generi un ritorno in termini di immagine e passaparola; e hanno ragione».

Anche Alessandro Baroni conferma l’ottimo rapporto instaurato con il cliente e aggiunge un ringraziamento a Emanuele Regazzo, rappresentante di Screen Line (l’azienda che fornisce i proiettori Epson a A&T Multimedia), il quale, prima di formulare l’offerta, ha voluto recarsi personalmente al MUSE per testare alcuni dei proiettori, verificarne la resa e mostrare la loro qualità al cliente. Una dimostrazione ulteriore di come la professionalità delle persone sia, insieme alla qualità dei prodotti, elemento essenziale di ogni integrazione di successo. ■


Lavinia Del Longo, Direttrice dell’Ufficio Tecnico del MUSE 
Alessandro Baroni, Responsabile Ufficio Tecnico di A&T Multimedia

Link utili

muse.it

aetmedia.it