Gli installatori, nei nuovi impianti, hanno l’obbligo di montare un filtro LTE secondo quanto prescritto dalla Guida CEI 100-7. È una disposizione contenuta nel DM del 22 gennaio 2013 che, purtroppo, non viene sempre rispettata.

Certamente la crisi economica incide, e la corsa al ribasso nei preventivi degli impianti televisivi fa la sua parte; però, è anche una questione di atteggiamento culturale che non ci vede in prima fila quando si devono applicare delle norme. Prevale la superficiale considerazione che “… tanto non serve”.
È un vero peccato, perché un atteggiamento simile deteriora sia la considerazione che la reputazione del nostro settore e, forse, la congiuntura economica che lo sta colpendo dipende un po’ anche da questo. Comunque lo si voglia considerare è un atteggiamento che crea considerevoli danni, sia immediati che di prospettiva. Vediamo perché.


Cosa dice la legge

È importante ribadirlo e sottolinearlo: il filtro LTE, con le specifiche descritte nella Guida CEI 100-7, sui nuovi impianti è d’obbligo. Lo dice un decreto legislativo del Ministero dello Sviluppo Economico, per la precisione quello del 22 gennaio dello scorso anno. Altrimenti l’impianto installato non può essere ritenuto a norma.
A questo punto potremmo aprire una discussione sul fatto che, ad oggi, i segnali LTE a 800 MHz interferenti con le frequenze televisive sono pressoché inesistenti, e su questo punto ritorneremo più avanti, oppure che l’interferenza LTE sarà diversa a seconda della zona geografica considerata (agricola, urbana, montana, ecc.). E quindi, il filtro indicato dalla guida CEI 100-7 potrebbe essere sovradimensionato, potendo bastare una soluzione meno sofisticata e più economica.
Considerazioni importanti, che meritano di essere approfondite, ma rischiano di portarci fuori tema dall’argomento principale. Nell’economia di un impianto ma, soprattutto nell’affidabilità di medio periodo che un installatore ha il dovere professionale di garantire al proprio cliente (ossia la certezza di ricevere i segnali televisivi senza subire l’interferenza LTE), queste considerazioni in prospettiva diventano di fragile sostenibilità.


Il valore della fidelizzazione

Rendere un buon servizio, affidabile e performante nel tempo, è un valore al quale non si deve rinunciare. Mettersi nei panni dell’utente finale significa dar valore alla fiducia che lui ripone nel proprio installatore, capace di metterlo al riparo da sorprese future, come le interferenze LTE.
Infatti, se queste interferenze non si sono ancora manifestate non significa che non ci saranno mai; piuttosto, dal fatto che il numero dei terminali funzionanti a 800 MHz e dei relativi abbonati è ancora esiguo. Ma è solo una questione di tempo. Quale rapporto fiduciario si sviluppa se a distanza di qualche mese, ma anche di un anno, l’impianto di ricezione inizia a funzionare male soltanto perché l’installatore non ha previsto le future interferenze? Il valore della fidelizzazione dovrebbe essere in prima fila fra i pensieri dell’installatore; inoltre, rimandare un intervento soltanto perché prevale la superficiale motivazione “… così intervengo un’altra volta” non fa altro che accrescere il sospetto da parte dell’utente finale e dell’opinione pubblica in generale che ci si trova di fronte ad un artigiano che non osserva un affidabile comportamento professionale.


L’intervento degli operatori telefonici

Maschera che riporta la risposta in frequenza di un filtro LTE (caso tipico) ed esempio di curva di risposta.

A questo argomento dedichiamo un articolo, per spiegare a installatori e operatori del settore, come è organizzata l’assistenza che viene garantita dagli operatori telefonici. Ovviamente, l’intervento degli operatori non è previsto per i nuovi impianti realizzati successivamente la data della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del Decreto del 22 gennaio 2013, quindi dopo il 30 gennaio 2013. Un’azione, quella degli operatori telefonici, limitata all’eliminazione dell’interferenza di download, che entra nell’impianto dalle antenne televisive. Però, tutto l’impianto è coinvolto dalle interferenze LTE: non appena gli smartphone e i tablet con LTE@800 MHz diventeranno numerosi, assisteremo ai disturbi provocati dai segnali LTE in upload: da quel momento la criticità si allargherà alle prese di utente, alle bretelle di collegamento fra il televisore e la presa di utente e alla qualità del cavo coassiale utilizzato nella parte dell’impianto dalla HNI all’interno degli appartamenti. Un motivo in più per prevenire questi problemi e realizzare nuovi impianti secondo la regola dell’arte. La Norma CEI EN 50083-2, entrata in vigore dal 21 giugno 2013, prevede per gli apparati della rete di distribuzione un livello di immunità in banda di 1V/m pari a 120 dB(mV/m); così garantisce un’adeguata immunità alle interferenze dai segnali LTE in upload nella banda 800 MHz. In ogni caso, però, anche i vecchi impianti sono in grado di assicurare un buon livello di immunità quando realizzati rispettando la versione precedente della Norma che prevedeva un livello di immunità in banda di 200mV/m pari a 106 dB(mV/m).


La banda di distribuzione all’interno di un impianto condominiale

Con la suddivisione dell’impianto nelle componenti montante e derivata, che condividono il punto comune definito come Home Network Interface, la guida CEI 100-7 ha voluto indicare una nuova modalità di concepire un impianto di ricezione e distribuzione TV. Questa suddivisione in due parti distinte deve portare l’installatore a ragionare in modo diverso rispetto al passato. La rete di distribuzione non deve essere concepita per un uso esclusivo dei segnali televisivi ricevuti dalle antenne nella banda fino a 790 MHz ma come un’infrastruttura che invia agli appartamenti i segnali, compresi quelli generati in loco per altri servizi, purché siano opportunamente modulati su frequenze libere come la banda S e la banda 800 MHz e adeguatamente protetti dalle interferenze dei segnali LTE.


Guida CEI 100-7: variante 1

È bene ricordare che del filtro LTE definito nella Guida CEI 100-7 ne esiste una versione aggiornata. Le specifiche della seconda versione, quella attuale, rese necessarie dopo sperimentazioni condotte sul campo, sono state inserite in un documento definito “Variante 1” pubblicata a luglio 2013. Le modifiche apportate definiscono più chiaramente i limiti che il filtro tipico deve rispettare per assicurare che i segnali LTE siano adeguatamente ridotti senza però danneggiare il canale 60. Questo canale è destinato ai servizi televisivi e deve poter essere ricevuto come ogni altro canale della banda UHF fino a 790 MHz. Infatti, il Decreto 4 maggio 2011 ha modificato il PNRF per i servizi di radiodiffusione televisiva limitando alla frequenza di 790 MHz la banda disponibile per tali servizi.