La sala del Consiglio della Palazzina degli Orafi, sede di Fondazione Fiera Milano, si rinnova. Due ampi ledwall, un impianto audio progettato con precisione, telecamere con regia automatizzata e sistemi UCC operano in sinergia per garantire riunioni ibride inclusive e un’esperienza d’uso fluida e coinvolgente, capace di rendere ‘intelligibili le emozioni’. Tecnologie: Bose Professional, Lumens, Barco e Samsung. System integrator: STIM Tech Group.
Fondazione Fiera Milano, azionista di maggioranza di Fiera Milano SpA, si fa carico della crescita sostenibile del sistema fieristico-congressuale milanese per aumentarne il valore, la competitività e il posizionamento a livello internazionale. Dopo la costruzione di Fiera Milano a Rho e la realizzazione del centro congressi Allianz Mico, Fondazione è impegnata in un intervento di riqualificazione dei propri spazi nel quartiere fieristico storico promuovendo trasformazioni urbanistiche di riconosciuta qualità architettonica, sociale e culturale. Gli uffici di Fondazione Fiera Milano si trovano in una delle due Palazzine degli Orafi di Largo Domodossola, all’interno della quale c’è la grande sala destinata alle riunioni degli Organi statutari e allo svolgimento degli impegni istituzionali.
Negli ultimi anni, la sala ha iniziato a mostrare la necessità di un rinnovamento: le tecnologie non erano più adeguate a garantire un’esperienza meeting di qualità, che fosse funzionale, ma anche immersiva ed emozionale. Da qui la decisione di avviare nel 2024 una ristrutturazione completa di questo spazio, dotandolo sul fronte video di due ledwall Samsung – uno curvo e uno piatto – progettati su misura in base alla complessa geometria della sala, affiancati da monitor di supporto e da un impianto di telecamere per una gestione fluida delle inquadrature; sul fronte audio un sistema Bose Professional assicura un’esperienza immersiva grazie a diffusori a soffitto DesignMax, line array Panaray e subwoofer di rinforzo.
A completare la soluzione, un sistema UCC di Barco che garantisce la massima qualità nelle riunioni ibride, con automazioni, scenari preimpostati e una regia intelligente che semplifica l’uso.
Ne parliamo in questo caso study con: Fabio Vaghi, Architetto, Sviluppo Impianti Speciali, Fondazione Fiera Milano; Lorenzo Corradi, AV Solution Architect, STIM Tech Group, il system integrator che ha curato il progetto e l’installazione.

La sfida: una sala istituzionale con nuove esigenze
Come accennato, la sala oggetto dell’intervento si trova nella Palazzina degli Orafi – oggi sede di Fondazione Fiera Milano – così chiamata perché in origine ospitava la sezione orafa della Fiera Campionaria di Milano. Lo spazio nasce nel 2000, quando l’edificio – una struttura dei primi anni del Novecento vincolata dalle Belle Arti – fu ristrutturato e integrato con una nuova ala moderna. Al primo piano venne creato un ambiente destinato a ospitare sedute istituzionali, consigli e comitati esecutivi.
Da dove nasce l’esigenza di rinnovare le soluzioni AV di questo ambiente? Quali erano le necessità e gli obiettivi?
Supportare le sedute istituzionali e dare visibilità ai progetti della fondazione – «Un primo obiettivo – spiega Vaghi – era trasformarla in un ambiente dove si potesse non solo supportare al meglio le sedute istituzionali, ma anche dare visibilità ai progetti della Fondazione attraverso immagini, filmati e audio emozionali, in occasione di presentazioni alla stampa, alle società interne o agli stakeholder». La definizione di questa volontà è stato un primo fattore che ha reso evidente la necessità di adottare soluzioni più avanzate.
Volevamo uno spazio che non solo supportasse le sedute istituzionali, ma desse anche visibilità ai progetti della Fondazione con immagini, video e audio emozionali – F. Vaghi
Necessità di un sistema organico – Negli anni la sala era stata oggetto di interventi mirati ma non sistematici. Nata con solo un impianto audio di base, era stata poi integrata con due proiettori, monitor di supporto e, con l’arrivo della pandemia, con una telecamera interna per i collegamenti da remoto. «Era diventata chiara la necessità di un sistema integrato – spiega Vaghi – Non si poteva più sopperire a una serie di mancanze tecniche e la qualità visiva e sonora offerta dalle soluzioni non era adeguata alle nuove aspettative».
Ottenere un ‘effetto wow’ ed esperienze immersive – «Un altro degli obiettivi – dice Vaghi – era ottenere il classico ‘effetto wow’. Per farlo, era necessario creare immersività sia sul piano visuale sia su quello audio: per vivere il contenuto non basta guardare le immagini, serve anche ascoltare un suono di alta qualità».
Il sistema audio originario era stato pensato esclusivamente per amplificare il parlato durante le riunioni. Non era progettato per riprodurre musica o contenuti emozionali. D’altra parte, anche lato video, i supporti della configurazione precedente erano lontani dal creare l’effetto immersivo desiderato.
Supportare al meglio i collegamenti da remoto – Dopo la pandemia, i collegamenti da remoto sono diventati la norma. Tuttavia, come spiega Vaghi, «il vecchio sistema, basato su una telecamera dome a 360° che ruotava ogni volta per inquadrare chi si alternava a parlare, generava immagini poco confortevoli e una sorta di ‘effetto mal di mare’ in chi seguiva da remoto». Serviva una soluzione che garantisse riunioni naturali e quindi contenuti fruibili senza distrazioni.


La soluzione video: due ledwall per mettere al centro I contenuti
La sala è dotata di un sistema video basato su due ledwall, progettati su misura per adattarsi alla particolare geometria dello spazio e del tavolo ovale centrale. Il primo è un ledwall curvo – Samsung IE015A-F – installato sulla parete che costituiva la vecchia facciata dell’edificio: misura circa 7 metri di base per 1,70 metri di altezza (7200mm x 1680 mm). Il secondo è un ledwall piatto – anche questo un Samsung IE015A-F – di circa 5 metri per 1,64 metri (5040mm x 1620mm), ancorato a tre pilastri in acciaio. Completano la dotazione video due monitor di supporto – Samsung QM65C – al centro del tavolo e un impianto di telecamere – tra cui due Lumens PTZ modello VC-A71P – per una gestione fluida delle inquadrature.
Di seguito scopriamo dettagli e valore aggiunto di questa soluzione con Fabio Vaghi e Lorenzo Corradi.
Strutture di ancoraggio custom – Entrambe le strutture di ancoraggio dei ledwall sono state realizzate su misura. «Per il ledwall curvo – spiega Corradi – è stata realizzata una struttura ad hoc per compensare le irregolarità della parete in pietra, con tolleranze minime, millimetriche». Anche per il ledwall piatto, fissato ai pilastri, è stata effettuata una verifica dei carichi con il supporto di uno strutturista. «Le dimensioni dei due ledwall – aggiunge Corradi – non sono casuali: sono state calcolate per ottenere multipli esatti di formati Full HD – due per il ledwall piatto, tre per quello curvo – in modo da facilitare la suddivisione in aree operative».
Qualità dell’immagine e gestione della luce – Entrambi i display hanno un pixel pitch di 1,5 mm, scelta ideale per coniugare qualità e costi: garantisce definizione e nitidezza alle distanze tipiche della sala senza ricorrere a valori inferiori, più onerosi e pensati per altri contesti. «La qualità dell’immagine è stata una priorità – spiega Vaghi – I due ledwall sono stati tarati con attenzione, soprattutto su colori e incarnati, per assicurare uniformità anche in condizioni di luce diverse». La parete vetrata crea infatti controluce, problema risolto con sensori che regolano automaticamente la luminosità mantenendo i due schermi sempre bilanciati.
Gestire la forma del tavolo per garantire la visibilità – «Una criticità che abbiamo affrontato è legata alla forma ovale del tavolo, che rendeva difficile garantire una visione omogenea dei contenuti da ogni posizione – spiega Corradi – Le prime ipotesi progettuali, come quella di lavorare sui lati corti della sala, non assicuravano la fruizione a 360°. La soluzione adottata, invece, consente a tutti di visualizzare i contenuti in maniera chiara e uniforme». Il grande ledwall curvo può essere virtualmente suddiviso in tre sezioni – due laterali e uno centrale – e quello piatto in due. Entrambi supportati oltretutto dai monitor integrati nel tavolo. In questo modo, da qualunque punto della sala ci si sieda, è possibile vedere i contenuti senza difficoltà, perché ci sarà sempre una o più sezioni ben visibili.
Al centro i contenuti e le persone, favorendo il collegamento da remoto – Questa configurazione non solo garantisce la stessa esperienza visiva a ogni partecipante in sala, ma integra in modo efficace chi si collega da remoto. La sala infatti è pensata per un’esperienza realmente ibrida: «Chi si collega online, visibile sui ledwall da ogni postazione, è percepito come presente fisicamente – spiega Corradi – In questo modo, sia i contenuti sia i volti dei partecipanti remoti sono sempre al centro, offrendo un livello di inclusività che consente interazioni naturali e una comunicazione senza barriere tra chi è in sala e chi partecipa a distanza».

La soluzione audio: efficacia, immersività, design
L’impianto audio – tutte soluzioni Bose Professional – è composto da 4 line array Panaray MA12, due ai lati di ogni ledwall, 2 subwoofer MB210-WR e 8 speaker DesignMax DM8C bianchi, collegati a 2 amplificatori PowerShareX PSX2404D. Un DSP ControlSpace EX-1280C ottimizza i segnali audio e assicura la gestione di eco, equalizzazione e dinamica della sala. La gestione dell’intero sistema avviene su rete Dante, soluzione che consente di controllare in modo puntuale la distribuzione dei segnali e di regolare la potenza sui singoli canali.
Pannelli di pregio e alloggio dei nuovi diffusori – L’installazione dei nuovi diffusori a soffitto è stata una delle operazioni più impegnative. È stato necessario sostituire il vecchio impianto con le Bose DesignMax da 8”, senza compromettere la struttura originale. «I vecchi alloggi sono stati smontati, ampliati e riadattati – spiega Corradi – lavorando con pannelli in legno realizzati su misura e disposti a raggiera, con forme particolari e colori non replicabili. Il rischio era elevato: se un pannello si fosse danneggiato, non ci sarebbe stato alcun ricambio disponibile».
Il risultato è stato ottenuto con precisione artigianale, mantenendo, fatto salvo piccoli aggiustamenti, i fori dei diffusori che c’erano prima e la geometria originale dei pannelli. Tutto questo in un contesto complesso, con un controsoffitto che ospita anche impianti elettrici e di climatizzazione.
Immersività, forme irregolari e vetrate – Durante la fase di progettazione è stato utilizzato il software Bose Professional Modeler, fondamentale per simulare l’acustica e definire il corretto posizionamento dei diffusori.
Il sistema è stato configurato per offrire non solo diverse funzionalità, ma anche un’esperienza immersiva. I due subwoofer a pavimento danno corpo al suono e creano un effetto avvolgente, mentre la distribuzione del suono dei Panaray è stata studiata per garantire che, indipendentemente dalla posizione della sala, l’ospite abbia sempre una fonte a destra e una a sinistra da cui proviene l’audio, su tutte le sedute del tavolo ovale. I diffusori a soffitto, dal canto loro, garantiscono il rinforzo dell’audio locale: quando un relatore parla al microfono, la voce viene restituita dai diffusori a soffitto, mantenendo chiarezza e uniformità.
«La forma irregolare della sala ha reso la taratura complessa – spiega Corradi – poiché la disposizione degli spazi generava ritardi, con alcuni diffusori che facevano arrivare il suono prima di altri. Per risolvere il problema è stato necessario intervenire sui delay, così da compensare le distanze e garantire un ascolto perfettamente sincronizzato in ogni punto della sala».
Con la taratura si è anche risolta la sfida acustica rappresentata dall’ampia vetrata presente nella sala, evitando i fastidiosi fenomeni di riflessione che queste superfici possono provocare.
Tecnologia invisibile nel rispetto delle finiture di pregio – Una delle sfide più complesse ha riguardato la gestione dei cablaggi. L’obiettivo era mantenere la massima pulizia estetica gestendo però – queste le criticità – le finiture pregiate e l’area vetrata della sala.
«Per nascondere i cavi senza intaccare le pareti storiche rifinite in stucco veneziano, i passaggi sono stati realizzati attraverso le intercapedini che ci sono tra le colonne portanti della struttura, che sono in acciaio, e il carter che serve a coprirle – spiega Corradi. Questa soluzione ha permesso di evitare qualsiasi intervento invasivo, come tracce o verniciature, e di preservare completamente le superfici originali, mantenendo un’installazione ordinata e invisibile». Sul lato opposto della sala, la vetrata ha imposto ulteriori vincoli: non era possibile installare canaline o supporti esterni. In questo caso, per risolvere sono stati forati i carter esistenti e realizzati dei contro-carter dedicati, creando così alloggiamenti interni per i cablaggi.
Scenario di backup per la continuità operativa – Per garantire l’affidabilità del sistema è stato implementato uno scenario di backup che consente di passare alla modalità analogica, in caso di interruzione della linea Dante. Tutti i microfoni e le sorgenti audio sono stati predisposti con doppio cablaggio, Dante e analogico, utilizzando cavi schermati XLR. Questa ridondanza assicura la continuità del servizio senza interruzioni, anche in situazioni di emergenza.
Parliamo di una vera e propria intelligibilità delle emozioni, perché l’obiettivo era creare un ambiente capace di offrire esperienze coinvolgenti, dove audio, video e collaborazione si fondono per far vivere il contenuto – L. Corradi
Il sistema UCC e l’intelligibilità delle emozioni
Ogni scelta progettuale è stata guidata da un obiettivo chiaro: trasformare la sala in un ambiente di Unified Communication & Collaboration realmente immersivo, in grado di garantire un’esperienza inclusiva sia per chi è presente in sala sia per chi partecipa da remoto.
In questo senso Lorenzo Corradi parla di una ‘Intelligibilità delle emozioni’, proprio riferendosi alla volontà della committenza di creare un ambiente in grado di garantire esperienze coinvolgenti.
La qualità delle soluzioni audio video descritte va tutta in questa direzione, ma il quadro non sarebbe completo senza le soluzioni di collaboration, di domotica e gli automatismi pensati per rendere le riunioni più fluide e naturali possibili.
Gestione contenuti e facilità d’uso – La gestione dei contenuti è basata su una Teams Room integrata con Barco ClickShare. Quest’ultimo consente di presentare i contenuti sia in modalità Teams Room, sia in BYOD, prendendo il controllo della sala direttamente dal proprio dispositivo.
«L’obiettivo – spiega Vaghi – era un impianto di qualità, ma semplice: chi entra nella sala doveva poter condividere un contenuto in pochi secondi, anche dal proprio smartphone.»
Il processore video tvONE CORIOmaster mini è il cuore del sistema: gestisce i frazionamenti dei due ledwall (tre sezioni sul curvo e due sul piatto), sincronizza e scala i contenuti; oltre alla configurazione di base, il processore consente scenari alternativi che combinano le sezioni in modi diversi o estendono i contenuti sull’intera superficie dei ledwall per un effetto immersivo. La gestione avviene tramite una workstation dedicata, che semplifica il richiamo dei layout e la personalizzazione in tempo reale.
Regia automatica e telecamere intelligenti – Per migliorare l’esperienza di chi partecipa da remoto è stato fondamentale intervenire anche sulle riprese video. La sala è stata attrezzata con tre telecamere: due PTZ Lumens VC-A71P, dedicate alle inquadrature dinamiche dei relatori, e una telecamera grandangolare che riprende l’intera sala. Il funzionamento coordinato delle telecamere è completamente automatico. «Quando prende la parola un partecipante – spiega Corradi – la regia digitale richiama un preset che orienta la telecamera PTZ sulla postazione corretta. Per rendere la transizione fluida, tra un interlocutore e l’altro si mostra un’inquadratura ampia di contesto». Il risultato è uno stacco morbido (primo piano – contesto – primo piano), che garantisce naturalezza e comfort visivo per chi segue da remoto».



1) Uno dei diffusori line array Bose Professional Panaray MA12 installati ai lati dei ledwall.
2) Struttura di ancoraggio custom del ledwall curvo, realizzata su misura per compensare le irregolarità della parete storica.
3) Telecamere PTZ Lumens dedicate alla regia automatica delle inquadrature, per un’esperienza fluida e naturale nei meeting ibridi.
Soddisfazione dell’utente finale
Vaghi conferma che la sala, così come è stata progettata, offre tutto quello che Fondazione si era ripromessa di ottenere. Si ritiene quindi soddisfatto del lavoro svolto. «Volevamo fare un salto di qualità – spiega – e ci siamo riusciti: oggi la sala combina audio, video e telecamere in un sistema perfettamente integrato, capace di regalare un’esperienza immersiva a chiunque partecipi, in presenza o da remoto.»
BOX – FONDAZIONE FIERA MILANO: PATRIMONIO, MISSIONE E PROGETTI
Fondazione Fiera Milano è proprietaria del quartiere espositivo fieramilano e dell’Allianz Mico, uno tra i più grandi centri congressuali d’Europa. Nata nel 2000 come evoluzione dell’Ente Autonomo Fiera Internazionale di Milano istituito nel 1922, da oltre vent’anni promuove la realizzazione di iniziative di sviluppo economico, sociale, culturale e scientifico. Attraverso la propria controllata Fiera Milano SpA sostiene in Italia e all’estero l’organizzazione di manifestazioni fieristiche e congressuali.
Fondazione Fiera Milano si fa carico della crescita sostenibile del sistema fieristico-congressuale milanese per aumentarne il valore, la competitività e il posizionamento a livello internazionale, sostenendone la transizione ecologica e l’innovazione digitale attraverso infrastrutture e soluzioni all’avanguardia, per rendere i propri asset sempre più connessi e sostenibili.
Fondazione Fiera Milano ospiterà nelle proprie strutture alcune competizioni dei giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Gli interventi di adattamento dei padiglioni avranno carattere permanente e lasceranno in eredità al territorio nuovi spazi per l’organizzazione di altri eventi. Attualmente è impegnata anche nella riqualificazione dei propri spazi nel quartiere fieristico storico, promuovendo trasformazioni urbanistiche di riconosciuta qualità architettonica, sociale e culturale. L’obiettivo è valorizzare il quartiere fieristico milanese e il suo intorno attraverso la costruzione di un polo della comunicazione, in cui Rai realizzerà il suo nuovo centro di produzione mediante lavori di allestimento di propria competenza, della formazione e dell’accoglienza, concentrando le attività fieristiche e congressuali nei padiglioni del Portello.
Attraverso il Centro Studi, l’Accademia Fiera Milano e l’Archivio Storico Fondazione Fiera Milano custodisce, promuove e valorizza anche un ricco patrimonio di storia, arte, cultura e, più in generale, conoscenza. Fondazione sostiene la comunità attraverso iniziative a forte impatto sociale, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze, favorire l’inclusione e rafforzare il legame con il territorio attraverso la realizzazione di nuovi progetti socialmente rilevanti, in collaborazione con le principali istituzioni pubbliche e il mondo privato
Persone intervistate
Link utili
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