La prima tappa dello switch-off interessa le aree che devono liberare i canali 50, 51, 52 e 53 per evitare interferenze con i servizi 5G dei paesi confinanti trasmessi in banda 700 MHz. In Italia sono state definite 4 aree ristrette, in base al territorio e ai ripetitori di competenza. 


L’adeguamento tecnologico degli impianti di ricezione televisiva che porterà al DVB-T2 non sarà un semplice switch-off .

Infatti, oltre al cambio dello standard di trasmissione digitale (appunto da DVB-T a DVB-T2) questo switch-off coinvolge anche il cambio del codec video (che da MPEG-2 diventerà MPEG-4) e, in alcuni casi addirittura HEVC. 

Infine, bisogna affrontare anche la migrazione dei canali in banda 700 MHz, quelli del secondo dividendo digitale già destinati da  ai servizi ‘mobile’ evoluti, quelli in 5G. 




Per questo il programma messo a punto dal MISE è stato articolato in quattro momenti principali:

da gennaio 2020 a dicembre 2021. Spegnimento dei canali dal 50 al 53 in quattro aree, definite ristrette. I ripetitori di queste aree che trasmettono questi canali (si tratta di canali in banda 700 MHz), per la loro posizione geografica potrebbero interferire con i servizi 5G (già attivati o prossimi all’attivazione) degli Stati confinanti.

Per i canali 50 e 52 è previsto, in alcune zone, lo spostamento temporaneo su altri canali in banda 700 MHz (quindi dal 54 al 60); le emittenti coinvolte dovranno nella fase successiva abbandonare comunque la banda a 700 MHz;

da settembre 2021 a giugno 2022: spegnimento in tutte le aree dei  canali in banda 700 MHz (canali 49, 54, 55, 56, 57, 58, 59 e 60);

dal 1° settembre 2021: non sarà più possibile utilizzare l’MPEG-2. Saranno consentite soltanto le trasmissioni nei due codec, più evoluti ed efficienti, MPEG-4 e HEVC;

dal 21 al 30 giugno 2022: termineranno le trasmissioni in DVB-T. Da quelle date in avanti i broadcaster potranno utilizzare soltanto il DVB-T2, capace di ridurre a parità di qualità la banda utilizzata.



DIVIDENDO DIGITALE: PERCHÈ E A COSA SERVE
La migrazione dall’analogico al digitale e le successive tecniche di modulazione e codifica hanno liberato in Europa una quantità considerevole di frequenze. L’Italia fa eccezione per via delle numerose emittenti locali non presenti in altri paesi europei.
Alle frequenze liberate è  stato dato il nome di dividendo digitale. In particolare, l’ITU ha deliberato che la banda di frequenze a 800 MHz (canali UHF 61÷69) costituisse il primo dividendo digitale, mentre quella a 700 MHz  (canali UHF da 50 a 60) il secondo dividendo digitale. Entambe le bande sono state assegnate agli operatori telefonici, (per i servizi LTE e 5G) togliendole di fatto dalla disponibilità dei broadcaster televisivi. 
Gli operatori telefonici hanno da sempre espresso interesse verso queste bande di frequenza perché possiedono caratteristiche di propagazione del segnale superiori a quelle, ad esempio, a 2,4 GHz e quindi richiedono meno infrastrutture per fornire una più ampia copertura mobile, il che si traduce in costi inferiori per i servizi.
Per questi motivi ora viene imposto il DVB-T2 e l’MPEG-4: per consentire ai broadcaster di proseguire l’attività, soprattutto in Italia dove l’etere è particolarmente affollato. 


Info utili

dvb.org  | mise.gov.it