La decima edizione sancisce una svolta: il settore AV non è più solo una somma di tecnologie, ma un intreccio di sistemi e funzioni integrate. La fiera lo riflette: le novità di prodotto convivono con una nuova centralità dei temi legati agli ecosistemi digitali e agli spazi intelligenti. L’articolo è tratto da “Speciale ISE 20 anni più due” pubblicato da Sistemi Integrati.
Dove: Amsterdam, RAI
Quando: dal 29 al 31 gennaio 2013
Espositori: 894
Visitatori unici: 34.900
Integrated Systems Europe compie dieci anni. La sede è sempre Amsterdam RAI.
Questa edizione, che corrisponde a un compleanno importante per la fiera, può anche essere considerata un punto di svolta nella narrazione dell’industria AV: osservando il programma di ISE è ormai evidente che, in modo chiaro e diffuso, al centro del dibattito non ci sono solo le evoluzioni tecnologiche, ma anche – e soprattutto – la costruzione di ecosistemi tecnologici complessi.
Un passaggio cruciale, chiaramente maturato negli anni, che segna l’inizio di una nuova fase per il settore: quella degli ecosistemi digitali; si parla sempre meno di tecnologie singole, sempre più di sistemi integrati e interconnessi.

Le due anime della fiera
Lo dimostrano le due anime della fiera. Da una parte resta quella tradizionale e immancabile dell’innovazione di prodotto, rappresentata da eventi come il debutto quest’anno del Megapixel Summit, che porta l’attenzione su temi d’avanguardia come l’ultra-risoluzione, i videowall intelligenti, le superfici immersive.
Dall’altra, la crescente attenzione verso l’integrazione dei sistemi e l’evoluzione degli spazi digitali, ben sintetizzata dalla nascita della Smart Building Conference, evento pre-fiera che dà il là all’edizione e segna l’ingresso ufficiale di ISE nel mondo dell’edilizia intelligente, della building automation e dell’Internet of Things.
È questa conferenza, organizzata in collaborazione con AVIXA e CEDIA, a raccogliere con più chiarezza il cambio di paradigma: fin dalle sue prime edizioni, infatti, la Smart Building Conference esplora l’intersezione tra AV, IT, architettura, efficienza energetica e controllo digitale.
Non più compartimenti separati, ma un unico ecosistema operativo, in cui progettisti, integratori, vendor e investitori si confrontano sul modo in cui le tecnologie interagiscono tra loro per costruire ambienti intelligenti: smart home, smart office, smart city.
Il tutto si svolge in una cornice sempre più ampia e strutturata: 12 padiglioni occupati, una superficie espositiva che supera i 34.000 metri quadrati, 894 espositori presenti (di cui 200 al debutto), e un’affluenza record di circa 34.900 visitatori unici.
Anche la partecipazione italiana conferma la tendenza positiva, con 1.746 operatori accreditati. Segnali inequivocabili di una fiera che non solo cresce nei numeri, ma accoglie con lucidità la trasformazione del settore che rappresenta.

FORMAZIONE
Il programma formativo del 2013 di InfoComm International include anche il noto “Future Trends Summit”, che offre una visione complessiva dello sviluppo tecnologico atteso negli anni successivi, evidenziando bisogni e potenzialità delle aziende e delineando la direzione del settore.
Tra i temi più rilevanti emergono l’interattività e l’integrazione dei sistemi, ambiti destinati a generare benefici concreti per imprese, mondo educational e settore sanitario.
L’InfoComm University propone venticinque nuove sessioni su temi tecnici: dall’HDBaseT alla verifica delle prestazioni dei sistemi AV fino all’impostazione del guadagno audio, a conferma della crescente attenzione verso l’audio professionale.
Oltre ai corsi, InfoComm offre la possibilità di sostenere in fiera gli esami per le certificazioni Certified Technology Specialist (CTS), dalla CTS generale alle specializzazioni CTS-D (Design) e CTS-I (Installation).
L’area “Education Zone”
In questa inedita area, creata da CEDIA per svolgere il proprio programma formativo, si tennero convegni e seminari focalizzati, in special modo, sulle reti wireless e, più in particolare, sulle tecnologie IPv6 e RFID che si stavano diffondendo su larga scala in quegli anni.
I corsi CEDIA analizzarono la tecnologia wireless da diversi punti di vista come, ad esempio, il vasto spettro delle applicazioni disponibili, la sicurezza di questo tipo di reti e la valutazione del business case nel proporre ai clienti tale soluzione.
Ai percorsi tecnici furono affiancati alcuni corsi commerciali, in modo da fornire agli integratori alcuni validi strumenti per incrementare il proprio business. Sempre con riferimento al mondo wireless, alcuni corsi trattarono in modo dettagliato argomenti correlati ai telefoni cellulari e ai tablet – intesi come strumenti di comando e di controllo dei sistemi residenziali – oltre al tema del retrofit delle installazioni già esistenti, con particolare attenzione alle soluzioni che escludevano l’aggiunta di ulteriori cablaggi.
Riguardo, nello specifico, al retrofit, ISE 2013 rappresentò la piattaforma ideale per introdurre il concetto di maggiore ottimizzazione e di risparmio energetico.
Infine, anche CEDIA si attivò per permettere ai propri membri di sostenere gli esami in fiera, per l’ottenimento delle certificazioni di Electronic Systems Certified Technician (ESC-T), Electronic Systems Certified Designer (ESC-D) ed Electronic Systems Certified Networking Specialist (ESC-N).
CEDIA in Italia
Ricordiamo anche l’intensa attività, quell’anno, dell’Associazione in Italia (dove vi fu un importante aumento delle aziende associate), dal Connect with CEDIA (tenutosi a Roma a giugno 2013) ai numerosi corsi di formazione, passando anche dalle fiere di settore.
In particolare, all’evento romano presero parte circa un centinaio di professionisti, i quali ebbero modo, insieme agli affiliati, di avviare un contatto diretto con l’organizzazione.
Da Roma a Milano, dove a ottobre CEDIA fu presente con un proprio stand a Made Expo 2013, una delle manifestazioni più importanti nel panorama europeo dell’architettura, del design e dell’edilizia.

Si confermano i tratti identitari
E poi, in questo suo decimo compleanno, ISE conferma anche tutti quei tratti che nel tempo ne hanno definito la forza e il riconoscimento internazionale. Tratti che non sono cambiati, ma che si sono consolidati e arricchiti nel segno della continuità.
Primo. Una fiera riconosciuta come punto di riferimento globale, che continua a crescere in attrattività, con una presenza internazionale sempre più ampia e qualificata. L’ampliamento dei padiglioni, l’aumento costante degli espositori e la varietà del pubblico dimostrano quanto ISE sia ormai percepita non solo come evento commerciale, ma come appuntamento strategico per l’intero settore AV.
Secondo. Una cultura della formazione che si rafforza e si struttura, grazie all’impegno costante di CEDIA e InfoComm International. I programmi formativi, le certificazioni professionali, i momenti di confronto tecnico fanno dell’Educational Zone un vero cuore pulsante della fiera: un luogo per apprendere, aggiornarsi, professionalizzarsi.
Terzo. Un profilo di visitatori sempre più evoluto, che va ben oltre il classico buyer: system integrator, progettisti, tecnici, innovatori digitali partecipano a ISE non solo per puro business, ma per intercettare tendenze, comprendere dinamiche trasversali, costruire visioni operative.
Quarto. Un dialogo continuo tra innovazione tecnologica e visione di mercato, che trova espressione in eventi come il Future Trends Summit, giunto alla sua terza edizione, e che si pone come bussola per leggere le direzioni di sviluppo dell’integrazione digitale: dagli spazi collaborativi all’ibridazione tra AV e IT, fino alla mobilità intelligente e al workplace flessibile.

I bilanci del decimo compleanno
Il decimo compleanno è anche l’anno dei bilanci. Torniamo con Blackman a riflettere sul ruolo della fiera e sulla sua storia.
C’è qualcosa che, con il senno di poi, avrebbe potuto fare diversamente? «In effetti no, ogni passaggio ha avuto un suo senso. Ho vissuto tutto come un’evoluzione – racconta – Anche il lancio a Ginevra, per quanto siamo stati là solo per un’edizione, non è stato veramente un errore. Non era il posto giusto per la fiera, ma d’altro canto ha aiutato esordire lì perché ha mantenuto la fiera neutrale. Se lo avessimo lanciato in Germania, Francia o Regno Unito, probabilmente sarebbe stata vista come una manifestazione tedesca, francese o britannica. Quindi, anche se non ci ha aiutato nello sviluppo della fiera, in realtà ci ha aiutato a mantenerla come un evento multinazionale. Da tutto ciò che abbiamo fatto, nel bene o nel male, abbiamo imparato qualcosa».
D’altra parte, la crescita di ISE è stata finora sostanzialmente una linea retta, che si guardi al numero di visitatori, al numero di espositori o allo spazio espositivo. Tutto sempre in crescita.
Certo, mancava nel panorama del mercato AV una fiera con le caratteristiche di ISE, e questo contesto favorevole ha avuto la sua parte. Ma viene da domandarsi quale possa essere la chiave del successo sul piano dell’approccio al lavoro del team di ISE, se ci sono stati degli elementi chiave che hanno favorito una crescita così regolare.
«Abbiamo ascoltato ciò che dicevano i nostri espositori e visitatori e abbiamo dato loro ciò che volevano – dice Blackman – I partecipanti aumentavano perché davamo loro i giusti espositori, e viceversa, e alla fine il circolo virtuoso ha funzionato, senza che sia chiaro chi per primo, se partecipanti o espositori, abbia favorito la crescita, un po’ come nella storia “dell’uovo e della gallina” – ironizza Blackman, che prosegue – Per capire le esigenze dei clienti abbiamo dei comitati consultivi per ciascun settore tecnologico della fiera. Li ascoltiamo, cerchiamo di capire che target stanno cercando di raggiungere e cosa dobbiamo cambiare per consentire loro di presentarsi nel migliore dei modi e metterli nelle condizioni di offrire l’esperienza che desiderano».

KEYNOTE
Tenuto alla vigilia della fiera da un cyber illusionista di fama mondiale, Marco Tempest, il keynote di apertura dell’edizione 2013 di ISE si è distinto per l’originalità dei suoi contenuti.
Svizzero di origine, ma ormai stabile a New York, Tempest – lo ricordiamo – è noto per essere un “mago digitale”, capace di incantare il pubblico con le sue magie multimediali, fatte di tecnologie interattive e immagini generate al computer.
Intitolato “Inventing the impossible”, il suo keynote, all’epoca, si focalizzò sull’utilizzo dell’illusione come strumento creativo, in grado di dare vita a scenari solo apparentemente impossibili, attraverso i quali poter arrivare a fare previsioni sulle tendenze future.

Secondo Mike Blackman – Managing Director di ISE – la presenza, in fiera di un professionista come Marco Tempest, che mescola sapientemente mondo digitale e illusionismo, si adattava perfettamente al panorama tecnologico di quel periodo, segnato dal progredire delle tecnologie che abilitavano le operazioni da remoto, nonché dall’esplosione dei social media, con tutti gli impatti che questo comportava, in particolare, in termini di interazione col pubblico. Insomma, un nuovo modo di comunicare, con i suoi “illusionismi”, si stava affacciando al settore che la fiera rappresentava.
Il mago digitale dimostrò che il saper sfruttare questo trend in modo intelligente e creativo – ad esempio, compiendo scelte e applicando strategie mai osate prima – poteva davvero consentire alle aziende di “inventare l’impossibile”.
Ma cos’era l’impossibile, riferito ai prodotti esposti a ISE 2013? La telepresenza, che “illude” in merito alla presenza di qualcuno nella nostra stessa stanza, quando, invece, questo si trova distante centinaia di chilometri; la soluzione di digital signage che crea una customer experience molto coinvolgente o il sistema domotico che gestisce il proprio ambiente domestico mentre si è al lavoro. Tutto ciò poteva sembrare, a quel tempo, una “magia”.
Un passaggio del discorso sottolineato con particolare enfasi dal cyber illusionista, ha riguardato proprio la distinzione – secondo Tempest assai sfumata – tra ciò che è magia e ciò che è tecnologia AV all’avanguardia.
In particolare, ispirato dalla massima dell’autore di fantascienza, inventore e futurologo inglese, Arthur C. Clarke, vissuto nel Novecento (“Qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”), egli illustrò come la tecnologia audio video potesse creare una magia propria.
E lo fece attraverso un’animazione divertente che, grazie ad alcuni sensori e a un proiettore, riuscì a trasformare una tela bianca nello storyboard di un progetto.
A proposito di Clarke, ricordiamo che, in suo onore, l’orbita geostazionaria della Terra è stata chiamata “Fascia di Clarke”: egli, infatti, fu il primo a ipotizzare l’utilizzo dell’orbita geostazionaria per i satelliti dedicati alle telecomunicazioni.



TECNOLOGIE
La tecnologia LCD è ormai dominante nella realizzazione di display direct view e la sua evoluzione si concentra soprattutto sull’aumento della risoluzione. I monitor in formato UHD sono stabilmente presenti nelle line-up di molti produttori, segno di uno standard ormai consolidato.
Display LCD oltre i 100 pollici
Il fronte successivo è quello delle dimensioni: se finora i display più grandi si fermavano a 55-60 pollici, l’industria avvia la produzione di monitor UHD da 85” e presenta un prototipo da 110”, iniziando a occupare spazi finora riservati alla videoproiezione.
Anche la tecnologia OLED evolve, soprattutto in termini di dimensioni: Sony introduce i primi modelli, mentre Samsung mostra monitor curvi e display pieghevoli. Pur nascendo per il mercato consumer, queste soluzioni contribuiscono all’avanzamento tecnologico dell’intero settore AV.
Laser-fosforo, tecnologia di riferimento
Nel campo della videoproiezione, le direttrici principali sono la riduzione dei costi operativi e l’aumento dell’affidabilità. L’obiettivo resta il passaggio a sorgenti allo stato solido (LED, laser-fosforo) in sostituzione delle lampade a gas, con benefici in termini di stabilità e durata. Dopo le prime sperimentazioni degli anni precedenti, nel 2013 la tecnologia laser diventa un riferimento per i principali produttori.
La terminologia, tuttavia, genera spesso confusione, non distinguendo tra “laser-fosforo” e “laser diretti”. Nel primo caso, un laser blu colpisce una superficie al fosforo generando luce bianca, poi separata nelle componenti RGB; questa soluzione è utilizzata nei proiettori LCD (e DLP, con varianti). Nel secondo caso, tre laser distinti (R, G e B) generano direttamente i colori di base: una tecnologia impiegata nei sistemi ad altissima luminosità e nel cinema.
Audio: standard aperti e soluzioni proprietarie
Prosegue anche l’evoluzione dell’audio digitale con nuovi standard, tra cui AES67. Si tratta di uno standard aperto, a differenza di soluzioni proprietarie come Dante (Audinate), e nasce con l’obiettivo di garantire interoperabilità tra protocolli diversi, come Dante e Ravenna. La direzione del settore è chiara: superare i sistemi chiusi che limitano l’integrazione.
In ambito video viene introdotto HDMI 2.0, che supporta segnali 4K@60 grazie a una banda di 18 Gbps e fino a 32 canali audio.
HDBaseT presenta la versione 2.0, mentre USB evolve con la 3.1 Gen 2, portando la banda teorica a 10 Gbps e aprendo anche alla distribuzione video.

LO SAPEVI CHE…
La Smart Building Conference 2013, joint venture di InfoComm e CEDIA, si focalizzò sugli edifici residenziali e commerciali, con approfondimenti sulla smart energy per il mercato residenziale e sui trend tecnologici del mercato commerciale.
Link utili
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Integrated Systems Europe: anno 2013, Amsterdam RAI







