A San Rocco al Porto, Spazio Biffi 3.0 racconta la storia e la produzione di Formec Biffi in un percorso articolato tra area timeline, sala didattica e sala immersiva. Videoproiezione, LED wall e contenuti originali permettono di raccontare anche ciò che normalmente non è accessibile ai visitatori, come le linee produttive dello stabilimento. Progetto realizzato da Inside, tecnologie Exhibo.


Nel 2026 Formec Biffi festeggia sessant’anni di attività insieme ai novant’anni del fondatore Pietro Casella. Una storia partita nel 1966 dalla produzione di maionese e cresciuta fino a diventare una realtà con oltre 1.600 referenze, tra prodotti a marchio Biffi e private label per la distribuzione italiana ed estera. 

È in questo contesto che nasce Spazio Biffi 3.0, realizzato nella sede di San Rocco al Porto (Lodi): un luogo pensato per raccontare l’azienda, la sua storia e soprattutto una produzione che, per le caratteristiche dell’industria alimentare, non può essere normalmente aperta ai visitatori.

Il percorso accompagna il visitatore dalle origini dell’azienda fino alla produzione di oggi, attraverso videoproiezioni, LED wall e contenuti immersivi. Il progetto audiovisivo è stato sviluppato da Inside, già partner di Formec Biffi, che ha seguito integrazione e produzione dei contenuti, con tecnologie fornite da Exhibo.

Ne parliamo con Federico Carseni, Direzione Amministrativa di Formec Biffi; Carlo Scagnelli, architetto e consulente dell’azienda, e Christian Sartori, Head of AV Solutions & Innovation di Inside.



Nell’area dell’auditorium un film approfondisce azienda, processi e impianti.

La sfida: un racconto tra memoria e produzione, oltre ciò che il visitatore può vedere

Spazio Biffi 3.0 nasce nella sede di San Rocco al Porto recuperando un edificio preesistente ai margini della proprietà, un’ex falegnameria degli anni Cinquanta. Scagnelli ha scelto di non cancellarne la memoria industriale: il soffitto prefabbricato è stato conservato, le vecchie canalizzazioni dell’impianto di aspirazione sono diventate parte del progetto e materiali e arredi sono stati disegnati appositamente per questo spazio, recuperando in più punti forme e oggetti legati al mondo produttivo. Alcuni tubetti di maionese e componenti dismessi delle macchine, per esempio, sono stati trasformati in elementi di illuminazione. «Non volevamo un museo in senso tradizionale», dice Scagnelli, «ma un luogo dove l’azienda si racconta». 

Su questa architettura si innesta la componente audiovisiva, chiamata a rispondere a tre esigenze precise: raccontare la storia dell’azienda, rendere accessibile una produzione normalmente invisibile ai visitatori e creare uno spazio capace di evolvere nel tempo.


Volevamo che le persone avessero la sensazione di entrare nella fabbrica: farne percepire il clima e vivere le diverse fasi della produzione, dalla preparazione al confezionamento – F. Carseni


Raccontare sessant’anni senza costruire un museo celebrativo – La storia di Formec Biffi è fortemente intrecciata a quella del fondatore Pietro Casella, come raccontiamo nel box dedicato. Ma Spazio Biffi 3.0 non nasce per costruire un semplice racconto biografico. «L’obiettivo era piuttosto mostrare come l’azienda sia cresciuta nel tempo, quali scelte ne abbiano accompagnato lo sviluppo e quali valori siano rimasti costanti», spiega Carseni, che prosegue: «Ci stava a cuore far emergere soprattutto due aspetti: da una parte l’attenzione alla qualità, che ha sempre accompagnato la produzione; dall’altra la capacità di leggere in anticipo l’evoluzione del mercato, in particolare la crescita della grande distribuzione e delle private label. Volevamo far capire non solo da dove arriva Formec Biffi, ma anche come si è costruita la realtà industriale di oggi».

Da qui la scelta di evitare un’impostazione celebrativa, e tanto meno nostalgica: la memoria viene usata come chiave per leggere un percorso ancora aperto, che parte dalle origini ma arriva fino al presente e alle prospettive future dell’azienda.

Portare il visitatore dentro una produzione che non può visitare – La seconda sfida nasce da un limite molto concreto: in un’azienda alimentare non è possibile accompagnare liberamente scuole, buyer, gruppi e ospiti lungo le linee produttive. Eppure è proprio lì che si percepiscono davvero la complessità delle lavorazioni e il valore che l’azienda costruisce attraverso i propri processi produttivi. «Volevamo permettere ai visitatori di conoscere Formec Biffi dal di dentro, anche senza poterli portare fisicamente in produzione», spiega Scagnelli.

Il contrasto, racconta l’architetto, è evidente già all’arrivo: il grande parco, il lago e la cura del paesaggio mostrano un volto dell’azienda, ma difficilmente lasciano immaginare la complessità di macchine e linee produttive che si trova oltre gli edifici. «L’idea era quindi far vedere e soprattutto far vivere agli ospiti quello che normalmente resta dietro quei muri: come nasce un prodotto e quante fasi ci sono dietro qualcosa di apparentemente semplice come una maionese, un pesto o una salsa».

Anche Carseni sottolinea questa stessa esigenza come base del progetto: «Volevamo dare alle persone, per quanto possibile, la stessa prospettiva di chi lavora in fabbrica: far percepire le diverse fasi della produzione, dalla preparazione al confezionamento, ma anche quel clima che si avverte quando si entra realmente nello stabilimento».

Da qui prende forma soprattutto la sala immersiva, pensata per trasformare immagini e riprese delle linee produttive in un’esperienza capace di avvicinare il visitatore a ciò che, per ragioni igieniche e operative, non può vedere direttamente.

Creare uno spazio di comunicazione capace di evolversi – La terza sfida era evitare che Spazio Biffi 3.0 restasse legato soltanto al sessantesimo anniversario o ai contenuti realizzati per l’apertura. Fin dall’inizio è stato pensato come uno strumento di comunicazione da riutilizzare nel tempo: per ricevere buyer, presentare nuovi prodotti, incontrare la stampa, ospitare scuole e, in prospettiva, anche eventi aperti al pubblico.

Per Scagnelli questo tipo di spazio riflette anche un cambiamento nel modo in cui le aziende comunicano con i propri ospiti. «La classica sala riunioni non basta più: oggi funzionano luoghi capaci di raccontare l’azienda in maniera più empatica ed emozionale. Qui puoi invitare un buyer, lanciare un nuovo prodotto, chiamare la stampa e costruire ogni volta un racconto diverso».

I contenuti audiovisivi non sono quindi considerati definitivi. Sia la sala immersiva sia quella didattica potranno ospitare filmati e materiali sviluppati per prodotti, incontri o occasioni specifiche. «L’idea è che Spazio Biffi 3.0 rimanga un contenitore vivo, da riempire nel tempo con nuovi contenuti e nuove storie», sottolinea Carseni. «Guardiamo anche alla possibilità di aprirlo in futuro a presentazioni, piccole mostre e altre iniziative rivolte al pubblico».

Una prospettiva coerente con una cultura aziendale già orientata all’apertura verso il territorio, come dimostrano realtà come Biffi Arte e Corte Biffi e le diverse iniziative sviluppate nel tempo anche fuori dal perimetro strettamente produttivo.


All’ingresso il visitatore è accolto da una parete con le etichette dei prodotti di Biffi e dal ledwall Uniview con messaggi di benvenuto.

La soluzione: tre ambienti per raccontare storia e produzione

Passiamo alla soluzione audiovisiva, progettata e realizzata da Inside in stretta collaborazione con Scagnelli. «In questo caso abbiamo seguito il progetto in maniera molto completa: siamo partiti dal concept insieme all’architetto e abbiamo curato sia l’integrazione audiovisiva sia la produzione dei contenuti. Le tre installazioni sono diverse tra loro, ma fanno parte dello stesso racconto», spiega Sartori. Le tecnologie sono state fornite da Exhibo. Il percorso si articola in tre aree, costruite per accompagnare il visitatore dalle origini di Formec Biffi alla realtà produttiva di oggi. 

La prima area, all’ingresso, concentra il racconto storico attraverso più elementi distinti: una parete rivestita con le etichette dei prodotti Biffi e delle private label restituisce immediatamente l’ampiezza della produzione e il lungo rapporto dell’azienda con numerose insegne italiane ed estere; una serie di grandi pannelli scandisce invece i diversi decenni della storia aziendale. A questi elementi si affiancano una timeline in videoproiezione, che anima immagini e fotografie d’archivio su una superficie circolare, e un LED wall verticale dedicato al logo e a contenuti aggiornabili.

Segue la sala didattica, un auditorium da 50 posti con schermo di circa 6 × 2,5 metri, dove un film di una quindicina di minuti approfondisce azienda, processi e impianti.

Il percorso si conclude nella sala immersiva, ambiente circolare di circa 9 metri di diametro e 5 metri di altezza, nel quale quattro videoproiettori Panasonic PT VMZ6ST distribuiscono le immagini lungo la parete curva, portando il pubblico dentro le linee produttive. La diffusione sonora cambia configurazione nei diversi ambienti mantenendo come filo conduttore la minima invasività visiva. In alcuni punti audio e illuminazione convivono nello stesso elemento architettonico; nella prima area, invece, un diffusore flessibile è stato nascosto all’interno della scultura di tubi metallici, seguendone la forma senza introdurre apparati visibili. Anche nella sala didattica la scelta di diffusori dal profilo sottile contribuisce a mantenere pulita l’integrazione con l’allestimento.


Un Panasonic PT-TMZ400 con ottica short throw proietta la timeline sulla superficie circolare, dando vita a fotografie d’archivio e immagini storiche rielaborate anche con strumenti di intelligenza artificiale.

Timeline in videoproiezione: l’archivio storico prende vita – La timeline racconta la storia di Formec Biffi con una proiezione molto riconoscibile. «Un proiettore Panasonic PT-TMZ400 a ottica short throw lavora su una superficie circolare bianca inserita in una parete nera, creando un forte contrasto visivo. La focale corta permette di lavorare a distanza ridotta dalla superficie, mantenendo il proiettore poco invasivo rispetto all’allestimento», spiega Sartori.

I contenuti sono stati costruiti partendo dall’archivio dell’azienda e ripercorrono la storia di Formec Biffi fin dalle origini, tornando anche agli anni della giovinezza di Pietro Casella e al contesto familiare in cui comincia a emergere il suo spirito imprenditoriale. «Le fotografie storiche, comprese immagini degli anni Settanta disponibili in origine a bassa risoluzione, sono state rielaborate e animate con strumenti di intelligenza artificiale, così da trasformare materiale statico in un racconto più vivo e continuo, dalle origini fino a oggi», prosegue Sartori.

LED wall verticale: un segno contemporaneo all’ingresso – Il LED wall che accoglie il visitatore all’ingresso ha un formato verticale di circa 1×2,5 metri ed è utilizzato per il logo, il messaggio di benvenuto e altri contenuti aggiornabili in base alle necessità. Scagnelli gli attribuisce anche una funzione precisa nel progetto: «Volevamo segnare subito il passaggio a un linguaggio contemporaneo, evitando che il racconto delle origini venisse percepito come qualcosa di puramente storico o celebrativo». La soluzione installata è un Uniview LED GX Pro 1.9, con risoluzione 512×1.280 pixel. «Il pixel pitch da 1,9 mm è adatto a una fruizione ravvicinata come quella dell’ingresso; la serie GX Pro offre inoltre chassis in diversi formati e uno spessore contenuto, caratteristiche che lasciano ampia libertà nella composizione del display e ne facilitano l’integrazione nell’allestimento», spiega Sartori.


Non abbiamo cancellato la storia dell’edificio: soffitto, tubazioni e materiali restano leggibili, ma diventano parte di uno spazio ricco di tecnologia, pensato per raccontare l’azienda di oggi e di domani – C. Scagnelli


Sala didattica: il racconto dell’azienda di oggi in 4K – Nella sala didattica, 50 posti a sedere e uno schermo di circa 6×2,5 metri, il racconto si sposta dalla storia alla Formec Biffi di oggi. «Un film di 15 minuti entra nel merito della produzione, dei processi, del controllo qualità e degli impianti che supportano l’attività aziendale, soffermandosi anche sugli investimenti realizzati nel tempo sul fronte della sicurezza e della sostenibilità produttiva», racconta Sartori. La proiezione è affidata a un Panasonic PT-FRQ50, proiettore laser DLP da 5.200 lumen con tecnologia Quad Pixel Drive per la proiezione 4K, che su uno schermo di queste dimensioni permette di mantenere un alto livello di dettaglio e leggibilità dei contenuti.  

Sala immersiva: dentro le linee di produzione – Nella sala immersiva, 9 metri di diametro e 5 metri di altezza, quattro videoproiettori Panasonic PT-VMZ6ST proiettano sulla parete curva, immergendo il visitatore nelle immagini relative alla produzione Formec Biffi e alle diverse fasi di lavorazione dei prodotti. «Si tratta di modelli da 6.200 lumen, con ottica short throw, scelta che consente di sviluppare immagini di grande formato mantenendo contenute le distanze di proiezione e riducendo l’incidenza delle ombre generate dal pubblico», spiega Sartori, che prosegue: «I contenuti alternano riprese professionali a 360 gradi realizzate direttamente nello stabilimento a sequenze di motion graphics e computer graphics. Le immagini delle linee produttive vengono così intervallate da passaggi più immersivi, nei quali ingredienti e prodotti diventano parte della scena: fino, per esempio, alla sequenza dedicata alla maionese, che arriva a occupare l’intera superficie proiettata».

È qui che il progetto traduce in esperienza una delle esigenze centrali di Spazio Biffi 3.0: portare il visitatore dentro una produzione che non può essere normalmente aperta alle visite.


Spazio Biffi 3.0, veduta esterna.

Controllo: un touch panel per ogni ambiente, regia nel rack

Le tre installazioni mantengono una propria autonomia operativa, ma fanno capo a un’infrastruttura tecnica comune. «Timeline, sala didattica e sala immersiva dispongono ciascuna di un player e di un touch panel dedicato, così da poter richiamare e gestire i contenuti direttamente dalla singola installazione con molta immediatezza, semplificando l’operatività quotidiana», spiega Sartori.


Il risultato nasce grazie al valore delle tecnologie scelte e a un lavoro molto integrato: progettazione, contenuti e installazione sono stati sviluppati insieme – C. Sartori


Nel rack centrale trovano posto il processore che gestisce la logica di controllo dell’impianto e la matrice audio Allen & Heath AHM-16, che concentra routing e processing dell’audio in un’unica piattaforma. A questa è associato il controller Allen & Heath IP8, con fader motorizzati e layer configurabili, pensato per mettere a disposizione dell’operatore solo i controlli necessari e rendere più immediato l’utilizzo del sistema. Anche la gestione delle luci è integrata attraverso l’impianto KNX e i controller DALI previsti nei diversi spazi. Ne risulta una regia centralizzata sul piano tecnico, ma semplice da utilizzare localmente: la complessità dell’impianto resta nel back-end, mentre agli operatori vengono lasciati solo i comandi necessari nelle singole installazioni.


Nella sala immersiva quattro Panasonic PT-VMZ6ST alternano riprese a 360 gradi dello stabilimento, motion graphics e sequenze immersive dedicate ai prodotti.

Soddisfazione dei protagonisti e un progetto che continua a crescere

Il giudizio di Formec Biffi sul risultato è positivo, tanto sul progetto quanto sul lavoro dei partner coinvolti. «È stato fatto un lavoro importante e i partner che hanno sviluppato tutta la parte tecnologica sono stati assolutamente all’altezza», sottolinea Carseni. «Il risultato ci soddisfa e consideriamo questo progetto più un punto di partenza che un lavoro concluso. L’idea è continuare a lavorare su Spazio Biffi 3.0, sviluppando nuovi filmati e nuovi contenuti capaci di coinvolgere pubblici diversi».

Anche Sartori legge il risultato come l’esito di un progetto affrontato in modo organico. «Spazio Biffi 3.0 è un bel esempio di realizzazione multimediale perché abbiamo potuto curare in maniera coordinata progettazione, integrazione e contenuti, arrivando a un risultato completo grazie al confronto continuo tra tutte le parti coinvolte».

E aggiunge: «Il valore finale dell’installazione nasce proprio dal lavoro di squadra, ma anche dalla qualità delle tecnologie che abbiamo scelto. Avere prodotti affidabili e performanti ci ha aiutato a tradurre le idee del progetto in soluzioni coerenti con gli spazi e con il tipo di esperienza che volevamo creare per il visitatore».



BOX – PIETRO CASELLA: I SUOI 90 ANNI, I 60 DELL’IMPRESA

Nel 2026 Pietro Casella compie 90 anni e Formec Biffi ne festeggia 60. Due ricorrenze legate, perché la storia dell’azienda coincide in larga parte con quella del suo fondatore: Casella l’ha creata nel 1966 e ancora oggi la segue direttamente come presidente operativo. Prima dell’industria, alcuni episodi familiari spiegano il carattere dell’imprenditore. Casella ricorda la bottega della nonna, con un piccolo libretto nero con i “pagherò”: a fine anno la nonna gli faceva cancellare i sospesi di chi era in difficoltà. Una lezione di etica e generosità mai dimenticata, racconta. Lo spirito d’iniziativa emerge presto. Da ragazzo trova sulla Settimana Enigmistica l’annuncio di un’azienda genovese che cercava collaboratori per confezionare inchiostro: si propone, riceve a casa le polveri da miscelare e avvia una piccola attività domestica, con la nonna che fornisce gli imbuti e una zia che cura le spedizioni. Dopo gli studi e un’esperienza da dipendente in Unilever, decide di mettersi in proprio. Non tutti sono convinti: alla vigilia dell’avvio, la madre osserva che in Italia la maionese si prepara in casa e che difficilmente qualcuno la comprerà in tubetto. Nel novembre 1966 parte comunque la prima produzione. Da quel salto nel buio nasce Formec.



Formec e il dialogo tra passato e futuro – Il percorso procede per gradi, puntando prima sulla produzione per la grande distribuzione e sulle private label, poi sullo sviluppo di un marchio proprio. Negli anni Ottanta Casella acquisisce lo storico marchio Biffi, legato alla tradizione dolciaria milanese, e ne estende l’offerta a sughi, pesto, maionese e salse. Oggi Formec Biffi conta oltre 1.600 referenze e serve anche gran parte dei principali brand della distribuzione italiana ed estera. In Formec Biffi passato e futuro dialogano. Spazio Biffi 3.0 nasce con la stessa filosofia. Come sintetizza Casella, «la memoria non è solo un archivio del passato, ma una bussola per il domani».



Persone intervistate

Carlo Scagnelli,

Architetto e consulente di Formec Biffi

Christian Sartori,

Head of AV Solutions & Innovation di Inside


Link utili

formec.it | insideonline.it | exhibo.it