CASE HISTORIES

Design e Arte si integrano alla tecnologia

Nel cuore di una mostra di alto design ideata da Tom Dixon, designer di fama internazionale, dove arte e tecnologia hanno saputo parlare lo stesso linguaggio. Audio, video e luci, gestiti da un unico media server: 7th Sense Infinity.


Volume: SIAV_02_15 - Pagine: da 54 a 59

Decidere di ridare vita ad un teatro abbandonato, in un tempo relativamente breve, ideando al suo interno una mostra di design, corredata da un perfetto mix di luci, musica e immagini, non è cosa da poco. Un po’ come riportare quel luogo ai fasti del passato e permettere di far confluire, come un tempo, un via vai di persone attratte da un’interessante mostra artistica. È successo a Milano durante il Milano Week Design, nell’ambito dell’evento Designjunction, presso una struttura costruita negli anni negli anni ’30 come edificio scolastico, oramai inattiva da tempo e collocata nel quartiere San Babila del capoluogo lombardo. Il famoso designer londinese Tom Dixon, nonché ideatore del brand omonimo, ha scelto questo luogo situato all’interno della Casa dell’Opera Nazionale Balilla, per presentare le sue nuove creazioni: una collezione di ben 125 lampade. Un progetto intitolato “The Cinema”, che ha dato vita a delle sorprendenti installazioni luminose le quali, impreziosite da videoproiezioni perfettamente sincronizzate ad una colonna sonora, hanno reso gradevole la permanenza dei visitatori accorsi per assistere all’evento.



L’arte di Tom Dixon

Tom Dixon un dedigner londinese, di fama mondiale, riconosciuto per le sue idee innovative. È salito alla ribalta a metà degli anni ’80 e da allora ha partecipato a diverse esposizioni di caratura internazionale. Nel 2002 ha fondato il marchio omonimo, Tom Dixon, i cui prodotti, oggi, sono venduti a livello mondiale in oltre 65 paesi. La scelta della location per la mostra di quest’anno è stata interamente sua, così come la creazione di nuove atmosfere ideate anche con l’ausilio della tecnologia. La realtà si integra con le proiezioni ed è accompagnata da suoni e luci. Tutto realizzato nello stesso spazio concettuale, per il lancio di diverse performance, ognuna espressa in modo singolare ed emozionale.



Tutto in una settimana

Le case history finora prodotte da Sistemi Integrati hanno solitamente raccontato di installazioni destinate ad avere una durata medio lunga nel tempo. Il caso di successo sviluppato in questo articolo, invece, propone un’installazione di breve durata, che ha aperto e chiuso i battenti nell’arco di una sola settimana. Proprio per questo, i tecnici operatori che ne hanno preso parte, hanno inevitabilmente dovuto puntare su macchine affidabili perché, come si suol dire in questi casi, il diritto di replica non era contemplato nel copione. La scelta degli elementi tecnologici è stata determinante per raggiungere un risultato immediato, performante, stabile e semplice da gestire.



Dispositivi altamente affidabili

Dall’audio al video, passando per le luci, a coordinare i dispositivi installati, a mo’ di direttore d’orchestra e in maniera perfettamente sincronizzata, è stato scelto un 7th Sense Infinity, distribuito sul territorio italiano da Comm-Tec Italia.
Un media server dotato di software dedicato, in grado di gestire segnali audio video ad alta definizione, fino a 2560x1600@60Hz per uscita. Ma prima di puntare al cuore dell’installazione, analizziamo brevemente da vicino l’area interessata, per poi entrare nel dettaglio del contesto installativo. A seguirci nella descrizione di quanto visto nella mostra artistica di Tom Dixon, Riccardo Frezza, Responsabile del Reparto Ricerca & Sviluppo di Digital Data, che ha coordinato in prima linea lo sviluppo dell’installazione: «In casi come questi, affidarsi ai dispositivi adeguati risulta fondamentale – ci dice subito Riccardo Frezza. Le condizioni imposte da una manifestazione che dura meno di una settimana, all’interno della quale è previsto l’arrivo di migliaia di visitatori, sono molto rigide. Pertanto, la prima cosa da scongiurare sono gli intoppi o il cattivo funzionamento dei prodotti coinvolti nell’installazione».



Il luogo dell’installazione

Il contesto installativo dove è stata posizionata la mostra The Cinema è un ambiente unico, una sala di circa 400 mq. All’interno di questo grande spazio vuoto, nella parte centrale, dove un tempo era collocata la platea del teatro, è stato posizionato un grande cubo. Una sorta di stanza nella stanza, all’interno della quale sono state previste ulteriori installazioni artistiche e diversi schermi di proiezione. All’esterno del corpo centrale, invece, tutto intorno al box, ogni sezione ha preso le sembianze di uno spazio espositivo. «L’obiettivo di Tom Dixon era quello di creare un vero e proprio show poliedrico per presentare le sue ultime creazioni. Si tratta di tre serie di lampade, Melt, Plane e Cog, che sono state distribuite con dovizia lungo tutto lo spazio espositivo. Il nostro intervento ha reso possibile l’integrazione tra tecnologia e design e ogni angolo è stato progettato per suscitate stupore tra i visitatori. La resa è stata singolare, molto apprezzata dalle persone intervenute».



Percorso emozionale

L’impatto, entrando all’interno della location, è stato sorprendente. Ogni visitatore passato da The Cinema ha potuto intraprendere un percorso emozionale, studiato per risultare via via più articolato e complesso. Un tracciato accompagnato da luci, musica e proiezioni video, immerso in un contesto d’illuminazione soffusa, ricreato per valorizzare al meglio le opere. Questo è quanto avvertito da chi ha preso parte alla mostra. Vediamo dunque i dispositivi chiamati in causa per l’occasione, entrando con una lente d’ingrandimento dietro le quinte e cercando di capire, attraverso la descrizione accurata di Riccardo Frezza, quali sono stati gli elementi tecnologi utilizzati per portare a compimento l’installazione.



L’impianto: audio, video e luci sotto un’unica regia

«Sono diversi i fattori che hanno contribuito alla riuscita dell’installazione, primo tra tutti la sinergia tra i vari professionisti impegnati in questa operazione – ci racconta Riccardo Frezza. L’entourage di Tom Dixon, infatti, ha dimostrato sin da subito di avere le idee molto chiare sulle cose fare e quelle immediatamente da scartare. Parliamo di tecnici di navigata esperienza con i quali abbiamo collaborato senza intoppo alcuno. L’ambiente è stato allestito per ospitare prodotti di alto design, ideati per emanare luce propria e luce riflessa. Il coinvolgimento tecnologico, invece, è stato preso in considerazione per espandere il concept pensato da Tom Dixon e amplificare maggiormente gli stati emozionali dei visitatori. Nello specifico è stato impiegato un 7th Sense Infinity, per governare il video distribuito su tre videoproiettori e gestire l’audio ripartito in 8 tracce e destinato a 4 altoparlanti; il tutto sincronizzato agli effetti luminosi, grazie al collegamento del media server alla consolle delle luci. In più, è stato impiegato un secondo 7th Sense Infinity, al servizio di un’ulteriore postazione a se stante, pensata per un’altra trasmissione video tramite un quarto videoproiettore».



Tre schermi di proiezione

Sono stati 4 i punti di distribuzione dei contenuti video previsti dal progetto, per i quali sono stati impiegati altrettanti videoproiettori e schermi di proiezione. Per tutto il periodo della manifestazione, tre proiettori sono stati controllati direttamente da un media server 7th Sense, mentre un quarto, gestito da un secondo server gemello, è stato adibito per una proiezione short throw 4K. «Fondamentalmente abbiamo dovuto gestire tre proiezioni HD – ci conferma il Responsabile Digital Data – distribuite su tre diversi supporti: un primo schermo morbido che presentava una geometria non proprio lineare per il quale è stato necessario intervenire con alcune compensazioni; un secondo schermo che ha avuto bisogno di una correzione dal punto di vista del colore, in quanto soggetto all’interferenza visiva di altri proiettori; infine, un terzo schermo, posizionato in basso, sotto un tavolino, che ha avuto bisogno di una forte correzione dal punto di vista geometrico».



Le tracce audio

«Per ogni serie di lampade – prosegue Riccardo Frezza – è stato previsto uno scenario luminoso corredato da un da una traccia musicale. Complessivamente abbiamo lavorato con 8 coppie di tracce, il cui sistema audio via wi-fi prescelto imponeva una certa latenza dovuta agli algoritmi di compressione e decompressione. La possibilità di aggiustare la latenza con accuratezza al fotogramma sul 7th Sense ha permesso di compensare questo ritardo. In questo modo, infatti, abbiamo scongiurato l’incombenza di dover renderizzare, volta per volta, ogni singola traccia audio e video. A questo lavoro, è stata sincronizzata una lunga timeline di attività delle luci».



Timeline sincronizzate

Come evidenziato dallo schema a blocchi dell’articolo, il media server 7th Sense Infinity rappresenta il fulcro di tutto l’impianto, al quale confluiscono i segnali e dal quale vengono diramati i dati. «Il primo impulso parte dalla consolle luci – ci spiega Riccardo Frezza – che invia i segnali al media server il quale, a sua volta, li restituisce a tre proiettori e 4 diffusori audio. Pertanto, le 4 timeline del 7th Sense sono state sincronizzate con la timeline luci in maniera passiva. Affiancato a questo impianto, una seconda installazione, meno complessa, che ha visto l’impiego di un secondo media server: un 7th Sense completamente isolato e utilizzato per mandare il video 4K. Naturalmente, in entrata per entrambi i media server, è stato convogliato anche il segnale di rete, un aspetto fondamentale per la gestione dell’impianto. Superato lo step relativo alla connessione rete, infatti, ho potuto lavorare tranquillamente da remoto e da qualunque posizione»



Peculiarità del Media Server

«Per questa performance è stato chiesto esplicitamente il 7th Sense Infinity, un prodotto noto per la sua affidabilità – ci dice Riccardo Frezza. Solitamente quando utilizzo una dispositivo di questo tipo, se emerge qualche problema nel funzionamento dell’installazione una volta avviato l’intero impianto, l’ultima cosa che vado a controllare è proprio il media server. Posso aspettarmi che si rompa il router, che emerga qualche criticità nel wifi, o che un cavo venga leso, ma la mia prima operazione di controllo non viene mai eseguita su un 7th Sense, talmente risulta sicuro. Eppure rappresenta il cuore del sistema».



Realizzazione dei contenuti video

Come evidenziato durante il corso dell’articolo, tutto il processo installativo è stato portato a termine in poco tempo. «I tempi di realizzazione sono stati stretti, abbiamo fatto tutto nell’arco di tre giorni e due notti, lavorando dalle 12 alle 16 ore al giorno – ci confida Riccardo Frezza. Tempi dovuti non solo all’installazione, ma fatti anche di attese necessarie al coordinamento dei contractor chiamati in causa per questa operazione. Gli stessi contenuti video sono stati realizzati un paio di giorni prima dell’apertura della mostra alla stampa. In casi come questi emerge l’efficienza del lavoro di squadra: la produzione video veniva immediatamente testata nell’impianto con processi di sincronizzazione rapida, tra video, luci e suoni. In un contesto risultato tutto sommato molto agile, quella della sincronizzazione dei contenuti è stata una fase intensa, visti i tempi molto ristretti. Per fortuna, ci è stato permesso di adibire un locale tecnico sul retro, fuori dalla vista dei visitatori, dove è stato possibile posizionare il media il server con tutte le sue connessioni».



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