Con due secoli e mezzo di storia, il Teatro Verdi di Padova è un luogo con profonde radici nel passato. L’impianto di diffusione sonora di cui è stato dotato grazie a una collaborazione con Professional Show ed Exhibo è una scommessa sul suo futuro.


Il Teatro Stabile del Veneto è uno dei sette teatri nazionali impegnati nella produzione di prosa in Italia, insieme a quelli di Genova, Roma, Torino, Firenze, Napoli e dell’Emilia Romagna. Come quest’ultimo, si differenzia dagli altri per il fatto di non essere presente soltanto in una città, bensì di svolgere la propria attività in tre teatri: il Mario del Monaco di Treviso, il Goldoni di Venezia e il Verdi di Padova. Proprio il Goldoni e il Verdi sono stati di recente interessati dall’integrazione di un nuovo impianto audio. Nel Teatro Verdi di Padova era già presente un impianto sonoro, ormai obsoleto.

L’obiettivo era dunque installare una nuova soluzione che tenesse conto dello scenario complessivo – un teatro storico –, inserendosi al suo interno nel modo meno invasivo possibile. Il tutto con l’obiettivo di migliorare dal punto di vista qualitativo l’acustica del teatro e renderlo adatto a un utilizzo come location di prestigio per eventi diversi, anche nell’ottica di un’espansione dei ricavi.

Per raggiungere un risultato all’altezza delle aspettative, era necessario creare una sinergia efficace  tra l’istituzione-teatro e professionisti attivi nel campo delle soluzioni audio-video. Tramite l’ottenimento dei giusti finanziamenti e un attento studio delle proposte ricevute, il Teatro Verdi sembra esserci pienamente riuscito.

Ne parliamo con Claudia Marcolin, Direttrice Generale del Teatro Stabile del Veneto,  e con Marco Sanguin e Alberto Lucchese, rispettivamente Sales Manager e progettista di Professional Show, l’azienda padovana che ha curato il progetto.



Immagine d’insieme del Teatro Verdi; gli speaker della linea Anakonda integrati alla base del palcoscenico risultano praticamente invisibili

La sfida: realizzare un sistema di diffusione acustica non invasivo per un luogo storico

Con la direttrice generale Claudia Marcolin proviamo a inquadrare il Teatro Verdi di Padova e le esigenze che hanno portato a ricercare una soluzione per la diffusione sonora in sala. «Dei tre teatri che fanno parte del Teatro Stabile del Veneto, il Verdi è impegnato da un lato nella produzione di prosa di alto livello, dall’altro nel lavoro con le compagnie attive sul territorio, che vengono ospitate nel teatro con i propri spettacoli. Inoltre, ospita svariati eventi, anche organizzati da realtà esterne, così da sfruttare al massimo gli spazi, diversificare il più possibile i ricavi, ma soprattutto, in quanto teatro pubblico, fornire un servizio costante di accessibilità alle nostre sale.»

Partendo da questo presupposto, la tecnologia non può che rivestire un ruolo cruciale. «Il ragionamento è lineare: se vogliamo essere una realtà aperta e multidisciplinare, per quanto sempre legatissimi alla nostra mission – il teatro di prosa –, dobbiamo per forza di cose mettere a disposizione un ambiente facilmente utilizzabile da chi viene da fuori. Questo è stato uno dei motivi che ci hanno spinto a iniziare un programma di rinnovamento degli impianti fonici. Il tutto sulla base anche di un confronto interno con i nostri tecnici

La sfida più delicata era preservare le caratteristiche acustiche ed estetiche di un teatro storico, riuscendo tuttavia ad amplificare attivamente la voce in ogni circostanza in cui fosse necessario.


Se vogliamo essere una realtà aperta e multidisciplinare, dobbiamo per forza di cose mettere a disposizione un ambiente facilmente utilizzabile da chi viene da fuori.

C. Marcolin


La soluzione: un sistema di diffusione sonora che c’è ma quasi non si vede

Sulla scia dell’intervento realizzato al Teatro Goldoni di Venezia, che aveva molto soddisfatto la committenza, il Teatro Stabile del Veneto ha richiesto un finanziamento alla Fondazione Cariparo per aggiornare l’impianto acustico del Teatro Verdi.

Da lì, cos’è successo? Marcolin racconta: «A seguito di un’indagine di mercato, abbiamo incontrato tre possibili fornitori, che ci hanno presentato tre visioni differenti sulla realizzazione del progetto. Abbiamo selezionato quello che ci è parso più in grado di adattarsi alle nostre esigenze e di costruire il progetto insieme a noi».

La scelta è ricaduta su Professional Show, una società con sede a Limena, in provincia di Padova, e filiali a Cologno Monzese – Mediaset è uno dei suoi clienti più prestigiosi – e Roma, dove alcuni dipendenti seguono tutte le installazioni nella zona, in strutture come l’Ospedale Gemelli e la sede Inps nazionale.

A Marco Sanguin chiediamo se Professional Show avesse già operato nel mondo dei teatri. Ecco cosa ci dice: «La nostra esperienza nel broadcasting e negli studi televisivi, dove le necessità di realizzare sistemi di amplificazione audio sono primarie, è stata un importante biglietto da visita per entrare in contatto con il mondo del teatro. In una prima fase ci siamo occupati di qualche piccolo teatro qui in Italia, poi sono arrivate esperienze anche all’estero, una su tutte quella al Teatro dell’Opera di Astana, in Kazakistan: un teatro enorme, nel quale abbiamo tra l’altro lavorato in condizioni difficilissime, a -37 °C. Con il Teatro Stabile del Veneto siamo entrati in contatto tre anni fa. Il primo incontro è stato per il Teatro Verdi e successivamente siamo stati anche al Goldoni di Venezia, che è poi stato il primo su cui siamo intervenuti, alla fine di agosto 2023. Quest’anno abbiamo invece concluso l’installazione a Padova con l’accordatura dell’impianto e il definitivo collaudo.»

Parliamo di una soluzione audio che doveva inserirsi in uno spazio con un grande sviluppo in altezza – al Teatro Verdi sono presenti tre livelli di palchi, a cui si aggiunge il loggione – oltre che in ampiezza orizzontale – considerando che in questo teatro si trova uno dei palcoscenici più grandi d’Italia, 20 metri per 20. Inoltre, c’erano vincoli di posizionamento e qualche ostacolo, primo fra tutti la barcaccia.

Vediamo allora nel dettaglio come si è scelto di intervenire e con quali prodotti. Lo facciamo insieme ad Alberto Lucchese di Professional Show, che ha seguito tutte le fasi di progettazione e realizzazione: «Per tutto l’impianto è stata fatta una scelta filosofica, che è quella di un sistema con diffusori scarsamente visibili, nascosti dietro le colonne della barcaccia – colonne irregolari, che nella parte bassa peraltro sono piuttosto imponenti. Insieme al nostro distributore di fiducia, Exhibo, abbiamo optato per l’installazione di diversi diffusori line array, in particolare a marchio K-array, potendo contare anche sul prezioso supporto di Daniele Mochi, responsabile tecnico di K-array Group».



I prodotti giusti per un risultato ottimale

Nello specifico, una parte della soluzione è composta da diffusori line-array – alti  50 cm (modello Pyton-KP52 I) o 1 metro (modello Pyton-KP102 I) –, che vengono poi composti secondo le esigenze. «Nello specifico – ci dice Lucchese –, abbiamo sfruttato le colonne ai bordi del palco, dotandole di sei diffusori Pyton-KP52 I, per uno sviluppo in altezza pari a 3 metri. Questi diffusori interessano tutte le zone sopra la platea, che viene invece gestita con un ulteriore line-array installato subito sotto il primo. Questa parte inferiore è formata da due Pyton-KP102 I, da 12 altoparlanti ciascuno. Complessivamente, otteniamo un line-array alto 5 metri.»

Anche un’altra linea di prodotti K-array si è rivelata adatta al progetto, come racconta ancora Lucchese. «Abbiamo previsto un rinforzo acustico anche sul bordo del proscenio, e per ottenerlo abbiamo utilizzato gli speaker KAN200 della linea Anakonda. I vantaggi sono diversi: dal punto di vista estetico, possono essere rivestiti con il colore che serve, in questo caso intonato a quello del palco, così da passare sostanzialmente inosservati. Il singolo speaker è lungo ben 2 metri e ha una caratteristica unica nel suo genere, quella di essere flessibile e componibile; è possibile quindi collegare insieme più moduli da due metri per raggiungere la lunghezza necessaria; in questo caso abbiamo collegato quattro speaker, per uno sviluppo totale pari a 4 metri sul lato sinistro e altri 4 sul lato destro. Grazie a questa soluzione, gestiamo ancora meglio le prime file della platea.»

Infine, a sinistra e a destra del palco, sono stati installati due subwoofer K-array della linea Thunder, modello KS4P I, che si occupano della diffusione della parte inferiore dello spettro sonoro. Grazie a 8 canali discreti di amplificazione ognuno in grado di erogare 2500W su 4 ohm, implementati grazie a due amplificatori K-array modello, KA104, è possibile gestire singolarmente la parte inferiore e quella superiore della sala. «Il vantaggio – prosegue Lucchese – è che se in teatro viene organizzato un evento che non prevede l’uso dei palchetti e del loggione, si può decidere di non amplificare quei livelli, evitando di disperdere suono e aumentare i tempi di riverbero. Basta silenziare gli amplificatori e di conseguenza gli altoparlanti che gestiscono la parte superiore, mantenendo attiva solo quella inferiore.»

La committenza ha chiesto supporto a Professional Show anche per la sostituzione del mixer. Chiediamo a Lucchese com’è andata in questo caso. «Il prodotto che abbiamo proposto,  pensando in particolare alla la sua interfaccia intuitiva, è un mixer digitale di Allen&Heath, modello SQ-5, sempre distribuito da Exhibo. Questo mixer comunica con due stagebox Allen&Heath DX168 tramite cavi Cat-7 che connettono in maniera molto veloce il palchetto centrale, dove è posizionata la regia audio.»


Schema della soluzione audio installata.

Dotazioni di alto livello per acustica ed efficienza energetica

Sempre a Lucchese chiediamo di spiegarci quali sono i vantaggi squisitamente acustici di questa soluzione. «L’uso dei prodotti K-array ci garantisce una diffusione più uniforme del suono e anche un controllo molto spinto della dispersione verticale. Grazie alla struttura degli array, infatti, il suono viene proiettato con una precisione davvero notevole, mentre gli altoparlanti di tipo point-source usati in passato determinavano una forte dispersione verticale per via del diametro del diffusore.»

In un panorama spesso dominato da aziende straniere, fa piacere sottolineare come K-array sia un costruttore italiano, fiorentino per la precisione, specializzato – lo dice bene il nome – in diffusori line array. Marco Sanguin aggiunge una nota in più: «Questo marchio è una garanzia in termini di qualità della realizzazione, da un punto di vista estetico, meccanico e sonoro. Per capire il suo livello di competenza, basti pensare che tra i suoi committenti c’è anche il Teatro alla Scala di Milano».


La nostra esperienza nel broadcasting e negli studi televisivi è stata un importante biglietto da visito per entrare in contatto con il mondo del teatro.

M. Sanguin


Un’ultima interessante caratteristica dei prodotti K-array riguarda l’efficienza energetica, come ci racconta ancora Lucchese. «Si tratta di prodotti molto competitivi da questo punto di vista, e anche in termini di dissipazione di calore. Il processing interno all’amplificatore determina l’efficienza, la semplicità di posa in opera del sistema, ma anche le performance. Esistono infatti dei preset in funzione del tipo di array che si sceglie di comporre. A seconda che si usi la serie Kobra o la Python, il sistema sa automaticamente che impostazioni sono necessarie. Dal nostro punto di vista di system integrator, rimane solo la taratura finale, che è poi quella più importante e delicata.»


Una vista d’insieme del Teatro Verdi, che permette di notare tutte le sue zone: il grande palcoscenico,la platea, i palchi e il loggione.

La soddisfazione delle parti coinvolte per una collaborazione fruttuosa

L’esperienza di Professional Show in campo teatrale era certamente un valore aggiunto in un intervento delicato come quello all’interno del Teatro Verdi. Chiediamo a Marco Sanguin se ci siano stati problemi rilevanti da affrontare in fase di progettazione e installazione. «La collaborazione è stata a mio parere molto positiva, anche quando si sono presentati degli ostacoli. Per esempio, la committenza aveva previsto di sistemare il cluster inferiore in una posizione diversa da quella che abbiamo poi definito, perché durante le rappresentazioni che richiedono l’uso della buca – quando è presente l’orchestra –, avrebbe dato fastidio. Il risultato è ancor meno invasivo, e risponde alle esigenze di rispetto estetico del luogo.»


È stata fatta una scelta filosofica, che è quella di diffusori scarsamente visibili, nascosti dietro le colonne della barcaccia.

A. Lucchese


Anche la direttrice generale Marcolin parla con soddisfazione del lavoro svolto in collaborazione con Exhibo e Professional Show: «Uno degli aspetti che ho più apprezzato è stato il fatto di decidere insieme come risolvere qualunque inconveniente, grande o piccolo, che si è presentato sul nostro cammino. Abbiamo apprezzato la flessibilità e l’intelligenza del partner che abbiamo scelto, che non è stato un semplice fornitore. Per esempio, abbiamo dovuto cambiare il posizionamento di un diffusore rispetto al progetto iniziale, poiché le colonne del Teatro Verdi sono di dimensioni irregolari (più larghe nella parte più bassa) e, lasciando tutto come previsto, avremmo compromesso l’aspetto estetico e ridotto la visibilità dei posti vicino ai diffusori. Insieme, abbiamo trovato una soluzione che appagasse le esigenze di entrambe le parti, evitando tra l’altro di dover ridurre i posti a sedere».

La soddisfazione è alta anche perché, a differenza del Teatro Goldoni, dove la creazione dell’impianto audio partiva da zero, al Teatro Verdi il punto di partenza era un impianto esistente da riadattare, un aspetto che accresce la criticità del progetto. Claudia Marcolin sa bene che un intervento di questo tipo accresce il prestigio del Teatro Verdi, non solo agli occhi dei fruitori, ma anche e soprattutto di coloro che al suo interno lavorano quotidianamente. «Non è detto che chi viene a teatro noti la differenza tra il precedente impianto e quello attuale, ma i tecnici interni del Teatro Stabile naturalmente sì, e ne abbiamo già visto gli effetti. Si sono infatti divertiti a perfezionare l’impianto, i cui livelli qualitativi più elevati oggi lo permettono. C’è poi la soddisfazione di poter gestire in maniera molto facile il sistema, anche solo con uno iPhone. Tutto questo li motiva e li gratifica, e sta portando a un cambiamento nella cultura teatrale, nel senso che i tecnici stanno davvero diventando parte integrante di questo upgrading.»

Anche Sanguin è molto soddisfatto del risultato: «Abbiamo fatto in modo che l’impianto fosse tarato perfettamente, siamo contenti della soddisfazione della committenza, anche perché il teatro presentava qualche criticità: la corsia centrale che separa in quattro zone le sedute della platea, la base dei palchi che circondano la platea e la cupola all’apice della sala sono molto riflettenti dal punto di vista acustico e rischiavano di creare un fastidioso riverbero. Evitando che i diffusori puntassero su queste tre zone abbiamo risolto il problema». Un lavoro di squadra davvero efficace. 



Persone intervistate

Claudia Marcolin,

Direttrice Generale del Teatro Stabile del Veneto

Marco Sanguin,

Sales Manager di Professional Show

Alberto Lucchese,

Progettista di Professional Show


Link utili

teatrostabileveneto.it/teatro-verdi-padova | professionalshow.com/it/ | exhibo.it