Sistemi Integrati intervista Daniela Donnini, Experience Designer di Collettivo Digitale, partner di Epson con una forte vocazione creativa, in visita allo stand Epson di ISE 2026. Ecco cosa ci ha raccontato a proposito dell’integrazione tra progettazione creativa e tecnologia negli allestimenti museali, del tema sempre più centrale dell’accessibilità e del valore della partnership con Epson nello sviluppo di esperienze immersive e inclusive.

Siete una realtà che si occupa delle installazioni sia sul piano tecnico sia per la parte creativa: quanto questo fa la differenza nel vostro lavoro?
«Noi siamo un team flessibile che progetta soprattutto per realtà museali e culturali, ma non solo. Lavoriamo molto su percorsi interattivi e ambienti immersivi, con una forte vocazione creativa. Questo significa che non facciamo solo integrazione tecnica: partiamo dall’idea, dal contenuto, e costruiamo intorno l’allestimento completo.
Per noi è quindi fondamentale avere in mano sia la parte creativa sia quella tecnologica. Il cliente non arriva chiedendoci dei prodotti: arriva con uno spazio, con una storia da raccontare, con dei reperti da valorizzare, con l’esigenza di rendere un percorso più coinvolgente. È da lì che parte tutto.
Il nostro lavoro consiste proprio nel prendere quell’esigenza e svilupparla in modo completo. Possiamo costruire lo storytelling, definire il linguaggio dell’allestimento e, nello stesso tempo, scegliere la tecnologia più adatta a rendere possibile quell’idea. Non dobbiamo passare la parte tecnica a terzi o adattare una soluzione in un secondo momento: la pensiamo fin dall’inizio sapendo come verrà realizzata.
Questo ci permette di unire contenuto, allestimento, illuminazione, integrazione tecnologica e sviluppo dei media in un unico processo. Sono aspetti che crescono insieme. Prima chiarisci cosa vuoi raccontare e che tipo di esperienza vuoi creare; poi scegli gli strumenti giusti per farlo. Ed è questa continuità tra idea e realizzazione che, nella pratica, fa davvero la differenza».
Siete anche una realtà molto attenta al tema dell’accessibilità. Raccontaci qualcosa di più.
«Negli ultimi anni l’accessibilità è diventata una richiesta molto concreta, soprattutto in ambito culturale. Per molto tempo il tema è stato sottovalutato e chi aveva difficoltà visive o uditive rimaneva inevitabilmente più ai margini dell’esperienza. Questo non è più accettabile.
L’obiettivo oggi è riuscire a raccontare il proprio patrimonio in modo innovativo ma anche accessibile. Accessibile significa tante cose: realizzare una rampa o adeguare un’infrastruttura, pensare alle esigenze di un genitore e di un bambino, considerare un anziano che magari ha bisogno di sedersi, ma anche lavorare sulla parte cognitiva, su come il contenuto viene compreso. E questa è forse la parte meno scontata ma più importante: l’esperienza deve essere davvero significativa per tutti, anche per chi è diversamente abile.
Inoltre, ripensare un percorso perché possa parlare ai cinque sensi non è solo un intervento per includere qualcuno, è un modo più ricco di progettare l’esperienza nel suo insieme. È un’occasione per essere più incisivi con tutti, perché ognuno di noi percepisce le cose in modo diverso. Offrire più modalità di fruizione significa ampliare le possibilità di comprensione e di coinvolgimento.
Per fare qualche esempio concreto di quello che facciamo in questo senso: realizziamo contenuti tradotti nella lingua dei segni, speakeraggi e sottotitoli, elementi tattili che permettono a una persona non vedente di percepire una mappa o un oggetto attraverso una replica toccabile, replica a cui magari integriamo dei sensori che attivano automaticamente una spiegazione audio quando si interagisce con l’oggetto. Un aspetto a cui teniamo molto è proprio unire la tecnologia a una dimensione più materica. Non è un “tornare indietro”, ma rispondere a un bisogno reale: le persone hanno bisogno di toccare, di attivare più sensi».
Qual è il valore della vostra partnership con Epson e perché per voi è importante visitare ISE?
«Al di là del valore delle tecnologie, con Epson c’è un confronto continuo. Quello che per noi fa la differenza è la disponibilità all’ascolto e la possibilità di ragionare insieme sui progetti. Quando lavori su un allestimento complesso devi poter condividere dubbi, fare prove, simulazioni, capire quale soluzione sia davvero adatta alle caratteristiche dello spazio. Questo tipo di supporto è fondamentale.
Non si tratta solo di individuare un prodotto, ma di costruire insieme la soluzione più coerente con l’idea di partenza. Sapere di avere un interlocutore presente, che ti affianca anche nella fase di verifica e di messa a punto, ti permette di lavorare con maggiore sicurezza quando il progetto entra nella fase operativa.
Per quanto riguarda ISE, per noi è prima di tutto un momento di incontro. Durante l’anno vedi singole persone, qui sono presenti intere aziende: è una community che si muove e si ritrova. Poi ci sono le novità. Non sempre sono rivoluzioni, ma a volte basta un dettaglio – una finitura, una luce, una soluzione vista in uno stand – per accendere un’intuizione e immaginare come potrà essere utilizzata in un progetto futuro».