Approfondimenti

Cybersecurity e system integration AV: proteggere i nuovi spazi digitali

Le soluzioni audio video sono ormai parte dell’infrastruttura digitale aziendale, in dialogo continuo con reti IP, cloud, sistemi IT e funzionalità basate sull’AI. Per i system integrator AV, la cybersecurity diventa una dimensione del progetto, da affrontare insieme a vendor, IT e specialisti della security. La sicurezza non si misura sul singolo device, ma sulla capacità, ben più complessa, di governare l’intero ecosistema AV nel tempo.



La cybersecurity, per la system integration audio video, è ormai una parte integrante e fondamentale del progetto. Ogni sala riunioni, ambiente collaborativo, sistema di videoconferenza, rete AV-over-IP, piattaforma cloud o dispositivo intelligente introduce nuove possibilità operative, ma anche nuovi punti di attenzione. La tecnologia AV, dal corporate al retail, dal mondo education a quello museale, in ogni verticale, è sempre più connessa, distribuita, integrata con l’IT e spesso attraversata da dati sensibili: voce, immagini, flussi video, credenziali, contenuti riservati, informazioni di presenza e metadati.

In questo scenario, qualsiasi apparato AV come una telecamera, un codec, un microfono di sala, un display o un videoproiettore non possono più essere considerati semplici apparati tecnici. Sono endpoint di rete, componenti digitali inseriti in ecosistemi complessi, esposti agli stessi rischi che riguardano il resto dell’infrastruttura: accessi non autorizzati, intercettazioni, movimenti laterali nella rete, configurazioni deboli, vulnerabilità software, dipendenze cloud e rischi legati alla supply chain. A tutto questo si aggiunge oggi un ulteriore livello di complessità: l’intelligenza artificiale, che abilita funzioni avanzate di collaborazione e analisi, ma introduce anche nuovi interrogativi su privacy, governance dei dati e minacce emergenti come i deepfake.

La convergenza tra AV e IT rende quindi necessario un cambio di prospettiva. La sicurezza non può essere aggiunta a valle, come un controllo finale o una semplice checklist tecnica. Deve entrare nella progettazione, nella scelta dei vendor, nella configurazione dell’infrastruttura, nella gestione degli accessi, nel monitoraggio e nella manutenzione. In altre parole, deve accompagnare tutto il ciclo di vita della soluzione.

Questo passaggio ridefinisce anche il ruolo del system integrator. Non basta più saper far dialogare dispositivi, protocolli e piattaforme: occorre comprendere il contesto aziendale, interpretare le policy di sicurezza del cliente, collaborare con i team IT e cybersecurity, valutare le implicazioni normative e progettare ambienti audio video affidabili, protetti e coerenti con gli ecosistemi digitali in cui vengono inseriti.

La sicurezza diventa così un terreno di responsabilità condivisa: tra vendor, system integrator, responsabili IT, specialisti cyber e utenti finali. Un tema tecnico, certo, ma anche organizzativo, progettuale e culturale. Perché negli ambienti in cui si prendono decisioni, si condividono dati e si costruiscono relazioni, proteggere l’infrastruttura significa proteggere la continuità del lavoro, la riservatezza delle informazioni e la fiducia nell’esperienza digitale.

Ne parliamo con:

Davide Camurani, Co-CEO & Founder di Kaplet

Giuseppe Dominoni, Group CISO di STIM Tech Group

Matteo Ferro, CEO di Ayno, STIM Tech Group

Fabrizio Grasso, Business Unit Manager Security di Longwave


1 – In che modo le soluzioni audio video possono rappresentare un punto critico per quanto riguarda la cybersecurity? Per quali tipi di attacchi possono essere sfruttate e perché?

Camurani – Partiamo da un cambio di paradigma: nel concetto di “Digital Spaces”, che sintetizza l’approccio Kaplet, la tecnologia deve scomparire alla vista, ma non può sparire dal perimetro di sicurezza. Ogni elemento audio video, dalle telecamere ai microfoni da soffitto, fino a codec ed encoder, è un endpoint di rete e, come tale, può diventare un punto critico. 

Pensiamo alla sala in cui si riunisce un Consiglio di Amministrazione. Un flusso audio Dante non cifrato che viaggia in chiaro sulla rete è, di fatto, una microspia: con un accesso di rete e gli strumenti giusti, quella riunione si può ricostruire parola per parola. Una telecamera o un codec compromesso possono diventare un punto d’appoggio verso sistemi più critici, oppure uno strumento per interrompere la riunione stessa. Gli attacchi spaziano dall’intercettazione all’exfiltration, dal movimento laterale alla compromissione della disponibilità.

Oggi si aggiunge una nuova minaccia, che nasce esattamente all’incrocio tra AV e AI: il deepfake in tempo reale. Un volto o una voce sintetici possono essere iniettati in una videocall per impersonare un amministratore delegato e autorizzare un pagamento; gli incidenti legati ai media sintetici censiti a livello globale sono passati da pochi casi nel 2020 a migliaia al mese nel 2026. La sala consiliare non è più minacciata solo da chi ascolta, ma anche da chi finge di essere qualcun altro sullo schermo. 

Ferro – Le moderne soluzioni audio video sono oggi dispositivi IP a tutti gli effetti. Sistemi di videoconferenza, telecamere, display intelligenti, processori audio e piattaforme di gestione sono connessi alle reti aziendali e sempre più spesso integrati con servizi cloud. Questa evoluzione ha ampliato le possibilità di collaborazione e comunicazione, ma ha anche aumentato la superficie di attacco. Se non adeguatamente protetti, i dispositivi AV possono diventare punti di accesso alla rete aziendale.

Le vulnerabilità più comuni riguardano credenziali deboli, firmware non aggiornati, configurazioni errate o protocolli di comunicazione non sicuri. Un dispositivo compromesso può essere utilizzato per ottenere accessi non autorizzati, effettuare movimenti laterali nella rete, intercettare contenuti audio e video, sottrarre dati sensibili o partecipare ad attacchi su larga scala come campagne DDoS.

Con la diffusione del lavoro ibrido e la crescente convergenza tra AV e IT, è quindi fondamentale considerare i sistemi audio video come parte integrante della strategia di cybersecurity aziendale.

Grasso – Le soluzioni audio video rappresentano un’estensione della superficie d’attacco. Il rischio nasce da tre fattori principali. 

In primis, molti dispositivi audio video – telecamere, microfoni, codec, touch panel, sistemi AV-over-IP, digital signage, apparati di recording – oggi sono connessi in rete. Se non sono state implementate le best practice di progettazione di una rete sicura, con segmentazione, hardening, patching, credenziali forti e monitoraggio, anche questi device possono diventare punti d’ingresso per un attaccante.

Secondo: molte soluzioni dipendono da piattaforme SaaS e cloud per management, aggiornamenti, telemetria, registrazione, analytics o trascrizione. Questo introduce temi di data residency, accessi amministrativi, trattamento dei dati, supply chain e compliance, soprattutto quando i vendor non sono europei o non hanno una postura security-by-design adeguata.

Terzo: l’AI è sempre più presente, anche quando non è esplicita. Funzioni come speaker tracking, riconoscimento immagini, trascrizione, auto-framing, conteggio persone o analytics video possono trattare immagini, voce, metadati comportamentali e, in alcuni casi, dati biometrici. Se non governate, queste funzioni creano rischi cyber, privacy e compliance, in particolare rispetto a GDPR e AI Act.


2 – Quali accorgimenti impediscono che un device AV possa rappresentare una vulnerabilità? La security parte già dal modo in cui il vendor produce il device o è più a valle, gestita da chi si occupa dell’infrastruttura?

Camurani – La sicurezza è una responsabilità condivisa lungo tutta la catena. Il vendor deve fare la sua parte a monte: secure boot, firmware aggiornato, supporto alla cifratura, come nel caso della media encryption AES-256 del protocollo Dante governata da Dante Domain Manager. 

A valle, nella progettazione e nella gestione, si gioca però la partita decisiva: la maggior parte degli incidenti nasce da configurazioni deboli, reti non segmentate e credenziali di default mai cambiate. Negli ambienti riservati, questa attenzione progettuale si traduce nel cifrare il trasporto audio, isolare i device di ripresa su VLAN dedicate prive di accesso a Internet, adottare 802.1X e onboarding basato su certificato, senza dimenticare la privacy fisica: mute hardware e otturatore. 

E il quadro europeo va nella stessa direzione: il Cyber Resilience Act impone ai produttori la sicurezza by-design lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, con marcatura CE e primi obblighi di notifica delle vulnerabilità già da settembre 2026. La sicurezza, da opzione, diventa requisito di legge. La differenza non la fa il singolo prodotto, ma il sistema che gli si progetta attorno.

Dominoni – La sicurezza è il risultato di un approccio condiviso tra vendor, system integrator e utilizzatori. Dal lato dei vendor è fondamentale adottare principi di security by design, prevedendo aggiornamenti regolari, firmware firmati digitalmente, protocolli cifrati, autenticazione robusta e processi strutturati di gestione delle vulnerabilità.

Allo stesso tempo, il livello di protezione dipende anche dall’infrastruttura in cui il dispositivo viene inserito. Segmentazione della rete, controllo degli accessi, monitoraggio continuo, gestione delle patch e integrazione con le policy di sicurezza aziendali sono elementi indispensabili per ridurre i rischi.

L’esperienza maturata all’interno di STIM Tech Group evidenzia come la convergenza tra AV e IT richieda competenze sempre più trasversali. Le soluzioni AV di Ayno vengono sviluppate in collaborazione con il team di Serenno, specializzato in cybersecurity. In questo modo, aspetti come networking, sicurezza e interoperabilità sono considerati fin dalle prime fasi progettuali.

Grasso – Per evitare che un dispositivo audio video si trasformi in una vulnerabilità, è necessario ragionare in termini di responsabilità condivisa. 

Il primo livello riguarda il vendor e il modo in cui il dispositivo viene progettato. Un produttore con una solida cultura della sicurezza dovrebbe sviluppare i propri sistemi secondo principi di security by design e security by default. Questo significa, ad esempio, prevedere firmware firmati digitalmente, aggiornamenti sicuri, comunicazioni cifrate, meccanismi robusti di autenticazione, servizi inutili disabilitati e processi strutturati per la gestione delle vulnerabilità. 

Il secondo livello riguarda invece l’architettura e la gestione dell’infrastruttura. Anche il dispositivo più sicuro può diventare vulnerabile se viene configurato in modo improprio. Password deboli, firmware non aggiornati, accessi remoti poco controllati, reti prive di segmentazione o connessioni cloud non adeguatamente verificate possono compromettere rapidamente il livello di protezione complessivo.  Per questo i sistemi AV dovrebbero essere gestiti come qualsiasi altro asset IT aziendale, non come apparati isolati: vanno censiti, classificati, inseriti in reti o VLAN dedicate, limitati nelle comunicazioni allo stretto necessario, integrati con sistemi di autenticazione e controllo degli accessi, monitorati nei log e inclusi nei processi di vulnerability management e patch management.

Esiste poi un terzo elemento, spesso sottovalutato, che riguarda le integrazioni. Oggi le piattaforme audio video dialogano con piattaforme cloud e SaaS, servizi aziendali digitali e funzionalità basate sull’intelligenza artificiale. La sicurezza del singolo dispositivo è quindi solo una parte dell’equazione. Una videocamera o un codec possono essere perfettamente protetti dal punto di vista tecnico, ma diventare un fattore di rischio se collegati a servizi cloud poco governati, se le registrazioni vengono condivise con autorizzazioni troppo estese o se le funzionalità AI elaborano immagini e voce senza adeguati controlli e processi di governance.


3 – I system integrator AV in che modo possono assicurare ai propri utenti finali che i sistemi proposti offrano garanzie sul piano della security?

Camurani – Per Kaplet la sicurezza non è un prodotto, è un processo. Abbiamo così costruito il DOC, Digital Operation Center, il cuore della nostra offerta: il luogo dove i Digital Spaces non vengono solo installati, ma gestiti nel tempo.  Questo significa baseline di hardening al collaudo, inventario continuo di asset e firmware con K.Asset, monitoraggio e detection con K.Sentinel, governance e ripristino rapido con K.Care. 

E poiché la credibilità si misura sulla verifica indipendente, mettiamo a sistema la sinergia con un partner terzo di cybersecurity specializzato, con servizi gestiti e maturità CSIRT certificata, per portare audit, penetration test e detection & response di livello enterprise anche sul mondo AV.

La garanzia che offriamo non è una rassicurazione generica: è una postura di sicurezza monitorata e misurabile, in linea con ciò che la NIS2 (D.Lgs. 138/2024) oggi chiede alle imprese in materia di gestione del rischio e di sicurezza della supply chain.

 Dominoni – Il ruolo del system integrator è strategico, perché rappresenta il punto di raccordo tra tecnologie AV, infrastrutture IT e requisiti di business.

La sicurezza non dipende esclusivamente dalla scelta dei prodotti, ma dalla progettazione dell’intera architettura. Un integratore qualificato deve analizzare il contesto operativo del cliente, selezionare tecnologie conformi agli standard di sicurezza, definire corrette politiche di accesso e collaborare con i responsabili IT e cybersecurity.

Sono inoltre fondamentali attività quali hardening dei dispositivi, aggiornamento dei firmware, monitoraggio continuo e documentazione delle configurazioni adottate. In questo scenario, la collaborazione tra le diverse competenze presenti nel Gruppo STIM consente di affrontare i progetti con una visione integrata, combinando know-how audio video, networking e sicurezza informatica per realizzare ambienti di collaborazione affidabili e protetti.

 Grasso  –  I system integrator AV possono garantire ai propri utenti finali sistemi più sicuri considerando le soluzioni AV come componenti digitali connessi alla rete, assimilabili a dispositivi IoT o IoMT. Sotto molti aspetti, le sfide sono simili a quelle che si incontrano negli ambienti OT: conoscere gli asset presenti, valutarne il livello di rischio, controllare gli accessi, proteggere l’infrastruttura, monitorare gli eventi e predisporre adeguate capacità di intervento. 

Oltre a selezionare tecnologie adeguate, il system integrator deve verificare che le soluzioni siano coerenti con le policy di sicurezza del cliente, progettare correttamente l’architettura e assicurarsi che i sistemi AV non diventino aree poco presidiate dell’ecosistema IT. In pratica, significa avere visibilità sugli apparati installati, sulle loro comunicazioni, sui servizi cloud utilizzati e sui livelli di accesso, prestando attenzione anche alle integrazioni con piattaforme esterne e funzionalità basate sull’intelligenza artificiale.

Un system integrator AV può offrire garanzie concrete quando affianca alle competenze tecniche una visione di lungo periodo, seguendo la sicurezza lungo tutto il ciclo di vita della soluzione: dalla scelta del vendor alla progettazione, dalla configurazione alla manutenzione, fino al monitoraggio continuo quando richiesto.


4 – Quanto sono importanti il dialogo e la creazione di partnership tra mondo AV e mondo IT per garantire soluzioni audio video realmente sicure e integrate negli ecosistemi aziendali?

Camurani – È il cuore della questione. Per troppo tempo AV e IT hanno parlato lingue diverse, e in quella distanza si sono annidate le vulnerabilità. L’idea di Kaplet di un Umanesimo Tecnologico parte da qui: perché la tecnologia possa davvero scomparire e mettere al centro le persone, deve essere prima di tutto affidabile. In una sala consiliare, la certezza che nessuno stia ascoltando è parte dell’esperienza umana, non un dettaglio tecnico. Per questo uniamo in un’unica regia, il DOC, l’integrazione di AV, collaborazione e building automation IP-convergente, affiancandoci a un partner cyber specializzato e indipendente. 

Per gestire tutto questo abbiamo anche siglato un accordo commerciale con IdentifAI, eccellenza europea nel rilevamento dei contenuti generati dall’AI, che ci consente di portare la detection dei deepfake su immagini, audio e video, dentro i Digital Spaces, per garantire la protezione in tempo reale delle riunioni e dei Consigli di Amministrazione.

AV, IT, cyber e AI smettono di essere mondi separati e confluiscono in un’unica regia. Non è AV con un po’ di sicurezza aggiunta alla fine: è un Digital Space progettato per essere sicuro fin dall’inizio.

Ferro – Oggi il confine tra AV e IT è sostanzialmente scomparso. Sistemi di videoconferenza, piattaforme collaborative, digital signage e tecnologie per gli smart building condividono reti, servizi cloud, identità digitali e strumenti di gestione tipici dell’IT.

Per questo motivo il dialogo tra professionisti AV, responsabili IT e specialisti di cybersecurity è diventato indispensabile. Coinvolgere tutte le competenze fin dalle prime fasi progettuali consente di definire architetture coerenti, ridurre i rischi e garantire il rispetto delle policy aziendali.

Le partnership tra operatori specializzati in ambiti differenti permettono inoltre di affrontare con maggiore efficacia temi come protezione dei dati, gestione delle identità, monitoraggio e compliance normativa.

La capacità di integrare competenze complementari rappresenta oggi un fattore distintivo. In questo contesto, la sinergia tra Ayno e Serenno all’interno di STIM Tech Group consente di sviluppare soluzioni che coniugano innovazione tecnologica, integrazione con gli ecosistemi IT e attenzione alla sicurezza. Una risposta alle esigenze sempre più complesse delle organizzazioni moderne.

Grasso – Il dialogo tra mondo AV e mondo IT è fondamentale. Il mondo AV porta competenze su esperienza utente, qualità audio e video, progettazione degli spazi, semplicità d’uso e continuità del servizio. Il mondo IT le porta su rete, sicurezza, identità, cloud, compliance, monitoraggio, gestione degli accessi e ciclo di vita tecnologico. Solo mettendo insieme questi due punti di vista si può costruire una soluzione efficace ma anche davvero sicura per l’azienda.

Senza questo dialogo, il rischio è creare sistemi AV perfettamente funzionanti dal punto di vista operativo, ma deboli sul piano cyber e rendere l’AV un punto cieco dell’infrastruttura aziendale.

Per un system integrator, è fondamentale scegliere vendor adeguati, definire architetture coerenti con le policy aziendali, governare i flussi cloud, chiarire chi gestisce gli aggiornamenti, chi controlla gli accessi, chi monitora gli apparati e come si interviene in caso di incidente. Il valore della partnership sta proprio qui: superare la separazione tra “impianto AV” e “infrastruttura IT”. Le soluzioni audio video devono essere progettate come parte dell’ecosistema digitale dell’azienda, con lo stesso livello di attenzione riservato agli altri asset connessi. 


Persone intervistate

Davide Camurani,

Co-CEO & Founder di Kaplet

Giuseppe Dominoni,

Group CISO di STIM Tech Group

Matteo Ferro,

CEO di Ayno

Fabrizio Grasso,

Business Unit Manager Security di
Longwave

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