Un progetto varato da CNA insieme ad Anaci e Fait, per bonificare i tetti dalle tante antenne, comprese quelle dismesse e mai smontate. Rappresenta una soluzione per i comuni e restituisce all’ambiente il giusto decoro.

Volume: SITV_03_14 – Pagine: da 12 a 15

Il progetto Tetti Puliti racchiude nel suo titolo l’intento più nobile dell’iniziativa ideata da CNA in collaborazione con Anaci e Fait, che mira ad incentivare l’installazione di impianti di antenna centralizzati sugli edifici con lo scopo di restituire ai tetti la loro originaria architettura. Tetti Puliti, appunto, che passano dalla contestuale dismissione degli impianti esistenti, nel rispetto delle norme ambientali che regolano il recupero e lo smaltimento dei rifiuti. E non c’è esempio più lampante di quello presentato per la città di Roma, dove sui tetti degli edifici impera un disordine colossale. Camminando per la città capitolina, infatti, rinomata nel mondo per i suoi innumerevoli monumenti, basta alzare gli occhi al cielo per scorgere la giungla di antenne che rendono selvaggio ogni tetto o terrazzo degli edifici circostanti. Sembra paradossale, ma spesso le stesse opere architettoniche vengono occultate dalla quantità di antenne montate dovunque.


Roma: oltre 1,3 milioni di antenne

Con un lavoro abbastanza meticoloso, utile a comprendere la gravità della situazione, CNA ha stimato il numero di antenne presenti sui cieli di Roma: oltre 1,3 milioni, alle quali si sommano 400mila parabole e centinaia di migliaia di antenne non più funzionanti e mai dismesse. Viene naturale porsi una domanda: quanti abitanti conta il comune di Roma? Ce lo dice l’Istat, che ha diffuso il dato relativo al bilancio demografico della capitale per l’anno 2014: circa 2.800.000 abitanti. Accostando questo dato a quello raccolto da CNA, viene automatico fare un calcolo e pensare che se a Roma non è presente sui tetti un’antenna per abitante, poco ci manca.


Guido Pesaro: Aiutiamo gli edifici all’infrastrutturazione di rete

L’iniziativa Tetti Puliti è stata ideata dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa. E proprio dal Responsabile Nazionale di CNA, Guido Pesaro, abbiamo raccolto le dichiarazioni su un progetto così importante.
«Le città oggi sono deturpate da questa selva di antenne sui tetti – afferma Guido Pesaro. Con il progetto Tetti Puliti puntiamo da una parte a preservare il decoro urbano, dall’altra a dare un concreto supporto all’infrastrutturazione di rete degli edifici che vede coinvolta anche la banda larga. Qualora si giungesse ad avere una sola antenna installata su ogni tetto, sia per il digitale che per il satellitare, si potrebbero utilizzare gli stessi cavedi dell’impianto televisivo per far passare anche la fibra ottica. L’infrastruttura sarebbe già pronta, a meno di qualche accorgimento e predisposizione per il progetto banda larga. Si è parlato molto di banda larga, ma materialmente non si fa molto, questo progetto mira a predisporre l’infrastruttura di rete dando anche ai condomini la possibilità di risparmiare tempi, costi e disturbi per realizzare una serie di interventi impiantistici per ammodernare gli impianti degli edifici».

Benefici per tutta la filiera
«Con un piccolo sforzo da parte dei comuni verso un progetto che alla fine consente anche di ammortizzare i costi, potremmo restituire all’ambiente un decoro urbano risalente ai tempi in cui la televisione faceva capolino nelle case degli italiani. Una volta messo a regime il progetto – prosegue il Presidente di Cna – tutta una filiera ne trarrebbe vantaggio. Ci guadagnerebbe il condomino in termini di servizio; l’azienda municipale della nettezza urbana che vedrebbe conferite le antenne dismesse invece di raccogliere dal primo cassonetto e portarle in discarica; l’ambiente e il decoro urbano, che vedrebbe il ritorno di qualsiasi struttura alla propria originale disegno architettonico».

Direzione obbligata per il futuro
«Con il progetto Tetti Puliti, tutto sommato, stiamo solo anticipando i tempi. È una direzione verso la quale gli edifici sono comunque destinati ad andare. È solo una questione di tempo, stiamo sempre più andando verso un’nfrastruttura di rete degli edifici ed è palese che alla fine il mucchio di antenne sui tetti verrà tolto di mezzo e sostituito con antenne centralizzate».


Unico impianto con lo stesso mezzo trasmissivo

Quasi tutti gli edifici italiani presentano questa immagine; antenne disseminate sui palazzi senza ordine.

Finora l’impianto di ricezione dei segnali televisivi in un edificio è stato concepito senza alcun collegamento con l’infrastruttura di rete delle telecomunicazioni, dati e fonia. Al passo con l’evoluzione tecnologia, con le esigenze di un rispetto sempre maggiore dell’ambiente e in linea con le ultime normative vigenti, il progetto Tetti Puliti prevede un unico impianto con lo stesso mezzo trasmissivo: la fibra ottica. Un’operazione che in poco tempo potrebbe tradursi in:
– Maggiore decoro urbano
– Messa a norma degli impianti di ricezione televisiva
– Installazione di impianti centralizzati che distribuiscano, oltre ai segnali televisivi, anche fonia e connettività a banda ultra larga
– Realizzazione della dorsale di palazzo per l’infrastruttura della rete di telecomunicazioni.


Gli attori coinvolti

Come per l’immagine d’apertura, ecco un altro esempio di Roma. Bellezze architettoniche convivono con migliaia di antenne attorno.

Una volta partito il volano di bonifica dei tetti, tutte le parti attive di questa iniziativa potrebbero trarne beneficio, dai comuni alle aziende addette allo smaltimento dei rifiuti, passando per le associazioni degli installatori e le imprese associate, per poi finire agli amministratori di codominio e ai residenti di ogni edificio. Non solo, il progetto Tetti Puliti potrebbe far partire un vero e proprio gioco di squadra che restituirebbe all’ambiente un impatto più adeguato. Ma analizziamoli questi passaggi, a partire dall’Ente capofila che dovrebbe dare il via alle operazioni.


Il ruolo del Comune

Una volta capita l’importanza di un’operazione di questo tipo, i Comuni non devono fare altro che adottare una Delibera che prescriva che: le antenne riceventi, terrestri e satellitari, debbano essere di tipo centralizzato (una sola antenna) ed installate sulla copertura degli edifici applicando le norme tecniche CEI; i cavedi per il passaggio dei cavi di distribuzione debbano essere maggiorati del 100% ai fini di eventuali future utilizzazioni; ai proprietari degli impianti d’antenna, singoli o condominiali, che decidono di aderire all’iniziativa possa essere concessa una riduzione della Tares e di altri tributi comunali. Gli stessi Comuni, congiuntamente a CNA, predisporranno il regolamento di attuazione della delibera che dovrà contenere: modalità di erogazione delle agevolazioni; modalità di compilazione della domanda che dovrà includere l’offerta dell’installatore abilitato ai sensi della lett. b) dell’art. 4, comma 1 del DM 37/08, completa di progetto ed elenco materiali modello di contratto-tipo di fornitura con l’installatore.


Il ruolo delle aziende addette allo smaltimento

Esempio di ristrutturazione: sopra l’edificio durante i lavori; sotto lo stesso edificio, ristrutturato, la cui visione è deturpata dalle tante antenne ancora presenti.

Le aziende comunali addette allo smaltimento dei rifiuti dovranno provvedere direttamente, o tramite proprie società partecipate o terze, al ritiro e al corretto recupero e/o smaltimento dei materiali derivanti dalla rottamazione degli impianti dismessi, rilasciando a ciascun condominio aderente all’iniziativa, apposita dichiarazione/certificazione. Naturalmente, tali operazioni vanno esentate dal costo di smaltimento.


Il ruolo di CNA

A coordinare e supportare ogni tipo di operazione, ci sarà CNA pronta a fornire gli elenchi di imprese qualificate, la fornitura di assistenza tramite le proprie strutture di servizio che affiancherebbero gli uffici comunali per l’espletamento della pratica di finanziamento. Non solo, CNA potrebbe attuare, con progetti finanziati, tutte le azioni formative mirate all’aggiornamento degli operatori, nonché diffondere, per tipologie di impianto, l’elenco dei prezzi orientativi di riferimento. Infine, in collaborazione con i Comuni, potrebbe favorire tutte le iniziative anche di tipo imprenditoriale che in via diretta o indiretta possono concorrere al raggiungimento dello scopo del progetto.


Vantaggio per il cittadino

La realizzazione dell’infrastruttura di telecomunicazioni in un condominio potrebbe diventare, per il condominio e quindi per ciascun proprietario, un centro di ricavi e non un costo. Quanto più aumentano i servizi che utilizzano questa infrastruttura tanto meno costa sia la sua realizzazione che il suo mantenimento in esercizio.

Si ringrazia per la collaborazione Guido Pesaro, Responsabile Nazionale CNA


DECRETO-LEGGE «Sblocca Italia» 12 settembre 2014, n. 133 – Articolo 24, comma 1

“Misure di agevolazione della partecipazione delle comunita’ locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio”.
“I comuni possono definire con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati, purché individuati in relazione al territorio da riqualificare. Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano. In relazione alla tipologia dei predetti interventi, i comuni possono deliberare riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attività posta in essere”
.
Visto quanto riporta la legge, se prendiamo l’esempio del comune di Roma, grazie alla delibera 95/2003 (“Disciplina per l’installazione di antenne di ricezione televisiva terrestre e di parabole satellitari”), che approvava e regolamentava la disciplina tecnica per l’installazione di antenne di ricezione televisiva terrestri e di parabole satellitari, la città capitolina non dovrebbe nemmeno emanare nuove norme, ma solo adottare questa delibera già esistente.