Un argomento dibattuto da oltre un anno, ma che ancora presta il fianco a diverse interpretazioni di legge. E aumentano le domande da parte delle associazioni, dei professionisti coinvolti e degli stessi utenti finali. Di seguito il punto di vista di CNA.

Volume: SITV_03_13 – Pagine: da 24 a 26

Se ne parla oramai da lungo tempo, ma la questione legata all’LTE e alle interferenze del segnale con alcune frequenze del digitale terrestre è tutt’altro che superata. Ne avevamo parlato nel numero scorso con CNA, siamo ritornati sul tema anche in questo numero con il Presidente di CNA installazione impianti Bologna e coordinatore nazionale del settore impianti d’antenna CNA, Alberto Zanellati, che in modo diretto invita tutte le parti coinvolte ad un confronto trasparente, finalizzato alla risoluzione dei problemi legati all’LTE nel modo più professionale ed indolore possibile. «Va ancora trovato una condizione d’assetto ideale – ci dice subito Alberto Zanellati – un equilibrio tra le parti che vede coinvolte in prima linea realtà come la FUB (Fondazione Ugo Bordoni), gli operatori telefonici e gli addetti ai lavori; nello specifico mi riferisco alla categoria degli antennisti professionali. Al contrario, al momento il flusso di informazioni, tecniche e non, non appare fluido e spesso rimane coperto da segreto industriale. Ne scaturisce una evidente carenza di indicazioni che risulta a tratti imbarazzante».


Prime prove di trasmissione del segnale

«Alcuni operatori telefonici hanno iniziato a trasmettere il segnale in modo abbastanza tenue – ci racconta Zanellati – aggredendo le grandi città come Roma, Milano, Bologna, Napoli, ecc. Al momento, per fortuna, si limitano a fare dei test con una trasmissione “morbida” del segnale, consapevoli che se dovessero spingere maggiormente oltre il dovuto, creerebbero dei seri problemi come noto a tutti gli addetti ai lavori dei canali di confine (dal 57 al 60). Nonostante tutto, in alcuni casi, appena avviato il test di prova, è stato registrato il disturbo fino allo spegnimento del segnale di centinaia di utenze. Un problema non indifferente al quale si deve far fronte al più presto per evitare di mandare in confusione tutti, dagli operatori ai consumatori».

In Italia, gran parte degli impianti d’antenna andrebbe adeguata

Invito ad una maggiore collaborazione

«Il sistema necessita di un quadro trasparente di pianificazione per mettere in pista un piano di intervento che indubbiamente varia da regione a regione, da città a città, a seconda delle zone interessate al fenomeno LTE. Al contrario, la situazione attualmente appare poco chiara alla luce del fatto che il 2014 è stato indicato come l’anno del Long Term Evolution. Personalmente, in rappresentanza del CNA, unitamente a Confartigianato, nel nome di Claudio Pavan, abbiamo chiesto una maggiore collaborazione per riuscire a mettere insieme una Task Force di esperti specializzati, per far fronte ai possibili disagi, sulla falsa riga di quanto è stato fatto per il digitale terrestre».


Manutenzione: come va intesa?

Impianti senza filtro LTE: chi può effettuare l’installazione?

«Sarebbe opportuno stipulare una sorta di codice etico da rispettare – suggerisce Alberto Zanellati – per riuscire a fare le cose nel modo migliore e più corretto possibile, sotto la regia della Fondazione Ugo Borgoni. È un trapasso che prima o poi va affrontato, pertanto l’intento è quello di cooperare per portarlo a termine in modo efficace. Ma operazioni di questo tipo, ad oggi, stentano ancora a decollare e si annidano intorno ad un problema tecnico presente sul tavolo della discussione da un po’ di tempo: la manutenzione, legata all’emissione del filtro LTE. Non c’è nessun tipo di accordo tra chi la considera di tipo ordinario e chi, come noi di CNA, la reputa di livello straordinario. E a quanto pare l’impasse è ancora tutt’altro che superabile».


Interpretare il DM 37/08

«D’altronde – valuta dal canto suo Alberto Zanellati – il DM 37-08 dice esplicitamente che è da considerare ordinaria qualsiasi operazione che sostituisca un dispositivo in essere. Nel caso specifico, dovendo innestare uno o più filtri, sembra abbastanza chiaro che si debba parlare di manutenzione straordinaria, dal momento che le antenne attualmente non dispongono di alcun dispositivo del genere. Non solo, non avendo ancora un quadro trasparente dei segnali che verranno accesi, si corre il rischio già riscontrato non molto tempo fa con il digitale terrestre, di continui interventi a casa dell’utente finale, ignaro di tutta la situazione».


Chi è autorizzato all’intervento?

«Attualmente – sottolinea Alberto Zanellati – senza un dovuto chiarimento dello stato delle cose, chiunque può eseguire la manutenzione delle antenne, in barba ai tanti antennisti professionisti che operano nel settore da anni e senza il dovuto rispetto delle regole che governano il mondo della sicurezza”. Secondo quanto ribadito dal Coordinatore nazionale del settore impianti d’antenna CNA, dunque, se ordinaria la manutenzione non necessiterebbe dell’intervento di professionisti abilitati, né tantomeno del rilascio della relativa dichiarazione di conformità. “Sono diverse le variabili che rischiano di far grippare una macchina che al momento non è nemmeno partita – ci spiega Alberto Zanellati. Da una parte manca una trasparenza totale di intenti, dall’altra non viene tutelata una categoria che come forza motore opera sul mercato in modo costante e capillare, per non parlare dell’utente finale che a proprie spese potrebbe ritrovarsi a dover mettere mano per l’ennesima volta all’impianto d’antenna della sua abitazione. Inoltre, ad oggi più del 50% della popolazione italiana non conosce affatto il tema dell’LTE e il mio invito è quello di rafforzare l’informazione in tal senso».


Percentuale ancora bassa

«Attualmente la FUB dichiara una percentuale molto bassa di telefonate da parte dei cittadini che dichiarano tale disservizio, ma dal canto nostro non abbiamo un riscontro effettivo delle reali interferenze dichiarate dalle utenze. Contrariamente alle pianificazioni fatte all’esterno, tra Francia, Germania e Inghilterra, dove tutto funziona perfettamente, secondo delle linee guida rispettate, in Italia non esistono ancora delle norme precise che regolamentino tutta la catena; e in queste condizioni – conclude Alberto Zanellati – nessuno trae vantaggio da una situazione che paradossalmente rappresenta un’evoluzione tecnologica, pertanto volta a migliorare le condizioni dei cittadini».


Tre domande ad Alberto Zanellati

Alberto Zanellati, Presidente di CNA installazione impianti Bologna e coordinatore nazionale del settore impianti d’antenna di CNA

Un installatore che vuole informazioni dettagliate sul tema, a chi può rivolgersi?
«Senza dubbio, in prima battuta, alla propria associazione di categoria, che può fornire le informazioni aggiornate al momento della richiesta. Può altresì rivolgersi alla FUB, piuttosto che documentarsi attraverso le riviste specializzate».

Pensa che le notizie reperite possano essere sufficienti a chiarire la situazione?
«Al momento no! Anche perché le situazione non è ancora definita ai vertici, tutt’altro. Ciò non toglie che interpellando la propria associazione, quantomeno possa capire quale sia lo stato di avanzamento dei lavori e quali norme in quel momento saranno in vigore per i tecnici professionisti».

Dal canto suo, cosa sente di consigliare a coloro che fanno parte di questa categoria?
«Evidenzierei pochi punti, ma doverosamente da rispettare: primo tra tutti di attenersi alla norma CEI 100-7; di rilasciare il certificato di conformità per tutti gli interventi eseguiti; di realizzare gli impianti prevedendo i filtri LTE, secondo la legge entrata in vigore dal primo gennaio 2013».