Ritrovare serenità e benessere con il Watsu, l’Arte per la Salute che unisce l’efficacia di una disciplina sapiente con il piacere del rilassarsi in acqua calda.

Volume: SIAV_04_13 – Pagine: da 176 a 177

Tra le discipline Bio Naturali, le arti di rilassamento e benessere che aiutano la persona a ritrovare il proprio equilibrio psico-fisico, ce n’è una, il Watsu, con una caratteristica che la rende speciale: si pratica nel caldo abbraccio dell’acqua. Il Watsu deve il suo nome all’incontro tra la sapienza dello Shiatsu e i benefici delle acque calde, magari termali, nelle quali la persona che riceve il trattamento è immersa e cullata in un viaggio nel respiro e nel silenzio, nell’abbandono e nel sostegno, nell’accoglienza delle emozioni. Da quando Harold Dull iniziò a sperimentare questa disciplina nelle acque termali in California, il Watsu si è evoluto, andando ben oltre la semplice applicazione delle tecnica dello Shiatsu in acqua e diventando un’Arte a sé che non si limita all’applicazione di una tecnica, non si prefigge scopi fisio o psico terapeutici, non è la distaccata esecuzione di un massaggio in acqua calda o di una manipolazione. 
Oggi il Watsu è una disciplina evolutiva armoniosa, adatta ad ogni età, che richiede una formazione complessa, ma necessaria a garantire al ricevente il massimo della professionalità, dell’accoglienza, del rispetto e della sicurezza.


Pratica e benefici


Sessioni di Watsu oganizzate da Watsu Italia, il primo Istituto Formativo italiano riconosciuto dalla casa madre americana WABA .

In una sessione di Watsu, il Watsuer, ossia l’operatore abilitato alla pratica, è immerso in acqua a temperatura corporea (circa 35°), con le spalle appena sotto la superficie dell’acqua e sostiene la persona che prova l’esperienza. Dopo una prima fase di connessione dei respiri, chi dà Watsu inizia a proporre al corpo del suo ospite una danza composta da dondolii, stiramenti, rotazioni del corpo, in un attento e costante rispetto dei limiti e delle potenzialità della persona che sta accogliendo. 
Watsu viene sempre praticato in superficie, ossia le orecchie sono immerse sotto il livello dell’acqua ma il volto è sempre fuori, quindi non sono previste immersioni o apnee. 
Per sperimentare il Watsu non è necessario saper nuotare, anzi: nel caso in cui si provi paura nell’immergersi in acqua, può essere un modo per avvicinarsi in tutta sicurezza a questo elemento e tornarvi gradualmente in contatto.


Adatto ad ogni età

Il Watsu è adatto ad ogni età, dal neonato alla persona anziana, ed è particolarmente indicato per le donne in gravidanza, meglio ancora se le sessioni sono all’interno di un percorso nel quale avere l’occasione di essere sostenute, grazie alla guida di un operatore preparato, anche dal proprio partner, rinsaldando il rapporto e creando una speciale connessione col bimbo in arrivo. 
D’altronde, prima di nascere, ognuno di noi è immerso in una situazione protetta, calda ed armoniosa e ritrovare questa sensazione può riportarci ad in senso di pace profonda e intimità con noi stessi.


Come è nato il Watsu

Afferma Harod Dull: «La prima volta che ho fatto galleggiare qualcuno in una piscina calda ad Harbin Hot Springs non sapevo certo che stava nascendo qualcosa che sarebbe poi stato studiato da persone di ogni Paese, qualcosa che avrebbe recato sollievo e curato le persone nelle cliniche, nei centri termali e nelle piscine locali in tutto il mondo. Attraverso il Watsu non stiamo cercando di fare qualcosa a qualcuno. Non cerchiamo di spingere qualcuno verso una particolare esperienza. Non cerchiamo di procurare una guarigione. Semplicemente, siamo con questa persona, la conteniamo, la sosteniamo, la facciamo galleggiare all’interno di qualsiasi esperienza verso cui fluisca». 
Le origini del Watsu in Italia risalgono al 1988, quando Harold Dull incontrò il Dottor Roberto Fraioli (pioniere del parto in acqua e della umanizzazione della nascita) in un congresso a Montecarlo organizzato dalla “Association Natation et Maternitè”. 
Iniziò una collaborazione intensa che portò alla formazione dei primi operatori e insegnanti italiani i quali, nel 2000, hanno voluto dar vita a Watsu Italia, il primo Istituto Formativo italiano pienamente riconosciuto dalla casa madre americana WABA (Worldwide Aquatic Bodywork Association). 
Dare una sessione di Watsu può sembrare, nell’ammirarne la fluidità, qualcosa di semplice e spontaneo ma, come molte cose semplici all’apparenza, richiede cura e preparazione. 
Per difenderne la qualità e l’unicità ‘Watsu’ è un marchio registrato, il cui uso è consentito solo a chi abbia completato la formazione con uno degli istituti formativi riconosciuti da WABA International, la casa madre americana fondata da Harold Dull.


Sciogliere la stanchezza nell’acqua

Quando il corpo ha accumulato tensione, quando i muscoli sono indolenziti, non c’è niente di meglio che l’acqua calda per scioglierne la stanchezza! Immaginate la sensazione di benessere che si prova dopo un lungo bagno caldo ristoratore: i muscoli tesi sono vascolarizzati; l’aumentato afflusso sanguigno li ossigena e ne rilassa le fibre; l’organismo rilascia endorfine, il nostro antidolorifico naturale, che predispongono ad un riposo sereno. Si è studiato che un buon trattamento, della durata di circa un’ora, rilascia nel nostro organismo le stesse endorfine prodotte in quattro o cinque ore di sonno profondo. 
Quando riceviamo Watsu siamo immersi in acqua a temperatura fisiologica, ossia la stessa del nostro corpo, e avvengono una serie di fenomeni importanti: per circa un’ora, gli occhi sono chiusi, le orecchie immerse percepiscono solo suoni naturali, non ci sono stimoli uditivi e gustativi. In più gli esterocettori, i ricettori della nostra pelle che “raccontano” al cervello dove finisce il corpo e inizia l’esterno, immersi in un liquido a temperatura corporea smettono di inviare informazioni continue, lasciandoci la sensazione di essere espansi senza limiti e senza tempo. Non essendo più bombardati da tutte le informazioni ridondanti alle quali siamo continuamente sottoposti, possiamo rilassarci in un luogo di tranquillità interiore mentre il Watsuer, l’operatore che si prende cura di noi, consente al nostro corpo di sciogliere le tensioni articolari e muscolari con piccoli stretching, delicati stiramenti e sapienti digitopressioni. 
Aggiungendo a tutto questo che un trattamento di Watsu viene praticato in ambienti protetti e silenziosi, che consentono di sentirsi liberi di rilassarsi e di conservare questa sensazione anche dopo l’esperienza, la stanchezza accumulata in giorni e giorni di lavoro si scioglie e, come per incanto, va via.


Si ringrazia per il contributo Antonello Calabrese, Insegnante di Watsu e Presidente dell’Associazione Watsu Italia, Shakuntala Riva, Insegnante di Watsu e Presidente dell’Associazione WABA Italia e Douglas Gattini ex Presidente della Federazione Italiana ed Europea Shiatsu, istruttore e Direttore Didattico della scuola professionale Shambàla Shiatsu. 
www.watsu.it 
info@watsu.it