La Musicoterapia si colloca nel contesto delle ‘medicine complementari’ o ‘non convenzionali’ che promuovono la cura dell’essere umano in ogni suo aspetto: fisico, psicologico, emozionale, cognitivo, sociale e spirituale.



Il Professor Livio Claudio Bressan durante attività di gruppo con le Metodologie Complementari

L’intervento della Musicoterapia viene definito olistico, poiché avvalora la sfera delle emozioni e dei vissuti della persona malata. 
In questa visione, la malattia non nasce solo da una disfunzione biologica, ma coinvolge tutta la persona nei suoi aspetti psicologici e sociali. Tra le metodologie complementari rientra a pieno diritto la Musicoterapia (MT).


Cos’è la Musicoterapia?


Il Professor Livio Claudio Bressan Neurologo e musicista con gli allievi del Conservatorio di Mantova

Secondo una definizione della Federazione Mondiale di Musicoterapia (WFMT), la MT è l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapista qualificato, con un cliente o un gruppo. 
Questo processo facilita e favorisce la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici, al fine di soddisfare le sue necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. 
Va precisato che in ambito musicoterapico vengono utilizzati un insieme di prodotti sonori che talora esulano dall’arte musicale, quali rumori ambientali o corporei e vibrazioni ritmiche. 
La scelta del materiale sonoro/musicale dipende dai presupposti dell’intervento musicoterapico e dagli utenti cui è destinato.


Musica e cervello


Il Professor Livio Claudio Bressan mentre riceve il Premio Rosa Camuna 2018

L’attuale ricerca nell’ambito della relazione tra Neuroscienze e Musica, si pone l’obiettivo di coniugare la sensibilità artistica con la razionalità scientifica. 
E’ verosimile che la musica, nell’ambito di una concezione modulare del Sistema Nervoso Centrale, sia in grado di agire su circuiti neuronali in grado di stimolare la plasticità neuronale. 
La musica con la sua azione sull’imprinting maturativo, con la sua azione di piacere facilitante e di regressione riparativa, può promuovere pensiero e comportamento sia in condizioni di salute che patologiche. 
L’input sensoriale può facilitare, attraverso le strutture del lobo temporale, i processi di attenzione, osservazione ed apprendimento gestiti dal lobo frontale. 
Le stimolazioni musicali possono produrre piacere (sia conscio che inconscio) in grado di agire su strutture neuroanatomiche deputate all’attenzione, all’apprendimento, al pensiero e al comportamento.


Applicazioni della Musicoterapia

La MT è indicata per una molteplicità di pazienti, sia bambini che adulti, con handicap emotivi, fisici, mentali o psicologici. 
In particolare, l’elemento sonoro-musicale può acquistare connotati terapeutici in due settori operativi: psicoterapico e riabilitativo. 
Nel settore psicoterapico la musica costituisce un canale di comunicazione non verbale che favorisce la relazione interpersonale. 
Nel settore riabilitativo lo stimolo sonoro funge da stimolo per una specifica funzione motoria o cognitiva.


Quale musica somministrare?

Poiché ogni essere vivente ha il proprio suono, ne consegue che la musica incide sugli universi emozionali ed affettivi, che sono “unici e personali”. 
Ogni musicoterapista ha il compito di individuare il suono peculiare di ogni suo cliente e solo con l’anamnesi musicale potrà capire quale cultura musicale possieda il suo malato e in quale ambiente sonoro abbia vissuto. La musica, scelta deve stimolare aree psichiche quiescenti, e coinvolgere a livello affettivo. 
Alcune musiche, più di altre, hanno questi poteri ma la scelta musicale deve essere mirata sull’ascoltatore e non esistono a tal proposito regole precise ed univoche.


Quale patologie si possono curare?

Il Musicoterapista lavorah con una varietà di pazienti, sia bambini sia adulti, che possono avere handicap emotivi, fisici, mentali o psicologici. Pertanto, la MT può essere applicata a tutte le fasce d’età e in una varietà d’ambiti di cura. La musica, infatti, ha una qualità non–verbale e offre un’ampia possibilità d’espressione verbale e vocale. L’elemento sonoro-musicale proprio della musica può acquistare connotati terapeutici in due settori operativi: psicoterapico e riabilitativo.


Quali sono le basi neuroscientifiche della musicoterapia?

Consolidato il principio che l’input sensoriale sia in grado di facilitare, attraverso le strutture del lobo temporale, i processi di attenzione, osservazione ed apprendimento gestiti dal lobo frontale, si può ipotizzare che il piacere (sia conscio che inconscio) evocato dall’ascolto (e/o dalla pratica) musicale, sia in grado innescare e mantenere processi neurobiologici di tipo strutturale o riparativo. 
In altre parole, l’armonia, la melodia e il ritmo di un brano musicale, fruiti in un contesto di sintonia ed empatia col gruppo e il terapista, potrebbero ricondurre parti conflitttuali della mente-corpo ad una ricomposizione cognitiva ed affettivo-relazionale. 
In sintesi, la Musica, con il suo piacere facilitante (e a volte di regressione riparativa), è in grado di penetrare nei circuiti del Sistema Nervoso Centrale favorendo la plasticità neuronale e l’imprinting maturativo, a vantaggio di una facilitazione del pensiero e riequilibrio del comportamento.


Che evidenze ci sono sul funzionamento della musicoterapia?

Nell’ultimo decennio le Neuroimmagini funzionali del Sistema Nervoso Centrale hanno aperto scenari inconfutabili e fino a pochi anni fa inimmaginabili, sul coinvolgimento neurobiologico di strutture anatomiche deputate all’apprendimento, al pensiero, e al comportamento in seguito a stimolazioni musicali. 
Per quanto riguarda la nostra esperienza, malattie Neurologiche di tipo degenerativo ad andamento cronico e progressivo (come il Parkinson e l’Alzheimer), si sono avvantaggiate di trattamenti musicoterapici somministrati con tecniche standardizzate, con benefici statisticamente significativi, rilevati con scale validate, sia di tipo funzionale che sotto il profilo della Qualità di Vita.


Si ringrazia per il contributo il Professor Livio Claudio Bressan, Dirigente Neurologo dell’ASST NORD MILANO, e Professore a Contratto per le Università Bicocca e Statale di Milano, alterna l’attività Clinica all’Insegnamento. In possesso di Attestati e Diplomi Musicali, è Autore di molteplici pubblicazioni scientifiche nel settore della Neurologia della Musica e della Musicoterapia. Per la sua attività Rieducativa Complementare per le Persone con Alzheimer e Parkinson, ha vinto nel 2018 il prestigioso Premio Rosa Camuna della Regione Lombardia. Rubrica a cura di Douglas Gattini, istruttore e Direttore Didattico della scuola professionale Shambàla Shiatsu. 
www.shambalashiatsu.com