CASE HISTORIES

Piazza di Spagna: video mapping con 42 videoproiettori da 20 mila Lumen

È stato realizzato a Roma, sulla scalinata di Trinità dei Monti. Un progetto che ha coinvolto 42 proiettori Panasonic della serie PT-DZ 21K, accoppiati a due a due fino a formare un puzzle da 21 pezzi in stacking, collegati da una rete in fibra ottica di oltre 13 km di cavo.


Volume: SIAV_02_14 - Pagine: da 84 a 91

L’articolo che andremo a sviluppare prende corpo a Roma, e più precisamente sulla scalinata di Trinità dei Monti in Piazza di Spagna. Uno dei luoghi più famosi al mondo, per una notte reso ancora più suggestivo grazie ad un’operazione imponente di video mapping, realizzata con l’impiego di ben 42 videoproiettori Panasonic. Dispositivi potenti, ciascuno con una luminosità di 20.000 Ansi Lumen, che distribuiti in modo preciso e coordinato hanno dato vita ad uno spettacolo che ha lasciato con il fiato sospeso coloro che ne hanno preso visione. Un’operazione che ci ha spinti a scoprire per quale occasione è stata concepita questa rappresentazione e in che modo è stata realizzata; pertanto, abbiamo deciso di inoltrarci nel dettaglio dell’intera costruzione dello show.



Installazione per uno scenario unico

La realizzazione del video mapping rientra in un’operazione di spicco, una donazione consistente di 1,5 milioni di euro devoluta dalla nota azienda Bulgari al Comune di Roma. Un gesto nobile per consentire alla città capitolina il restauro della storica scalinata di Trinità dei Monti. Il tutto, in coincidenza con l’anniversario dei 130 anni della maison e con la riapertura della sede Bulgari di via Condotti. Uno spettacolo in grande stile, dunque, che ha registrato la presenza di un parterre d’eccezione, dalla cariche istituzionali ai personaggi del mondo dello spettacolo, oltre al nutrito seguito di giornali e televisioni nazionali ed internazionali. Per ricostruire i dettagli tecnici del progetto, siamo stati coadiuvati da Francesco Alì Santoro, Direttore Video di Botw, colui che ha messo insieme la squadra che ha realizzato l’intera installazione: «Il team che ha permesso di realizzare la messa in opera del video mapping è stato formato scegliendo accuratamente dei professionisti tra le eccellenze a livello mondiale – ci dice subito Francesco Alì Santoro. Dopo un proficuo consulto con il mio collega Saverio Ceravolo unitamente a Giancarlo Campora, proprietario della mia azienda, abbiamo deciso quali dovevano essere le forze da mettere in campo. Mi sono occupato personalmente della scelta delle figure da coinvolgere, nonché dei materiali da utilizzare. Al progetto hanno lavorato complessivamente 30 persone, ho voluto con me anche una squadra tecnica di creativi francesi, con i quali abbiamo realizzato altre installazioni che hanno visto l’utilizzo di tecnologia d’avanguardia».



Videoproiettori a quattro lampade

«Oltre ai professionisti, ovviamente, ho capito quale sarebbe stata la qualità dei dispositivi da prendere in considerazione – prosegue Alì Santoro. Piazza di Spagna, si sa, è già bella di suo, ma volevamo darle una cornice ancora più magica, utilizzando dei dispositivi di primo livello. Avevo bisogno di macchine che mi garantissero immagini molto luminose, pertanto la scelta è immediatamente ricaduta sui dispositivi Panasonic della nuova serie PT-DZ21K; dei videoproiettori progettati con un sistema a quattro lampade, adatti a quel tipo di operazione. Non solo, la necessità era di poterne sincronizzare tanti per mettere insieme uno spettacolo che prendesse cura di ogni singolo dettaglio. E proprio quel tipo di macchine rispondevano alle caratteristiche da me richieste». Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire in che modo è stata sviluppata l’installazione, ricostruendone i passaggi sin dai primi sopralluoghi effettuati da Francesco Alì Santoro e la sua squadra.



Primo sopralluogo

«Mettere mano ad un luogo storico come Piazza di Spagna non è stato poi così semplice e scontato – ci spiega Alì Santoro. Bulgari ha adottato proprio una delle magnificenze più rappresentative del Bel Paese per dare vita a questo spettacolo. Ma per lavorare in un luogo considerato quasi sacro per Roma, bisogna rispettare regole ferree comuni a tutti i contesti preservati dai Beni Culturali. Basti pensare, ad esempio, che durante uno dei primi sopralluoghi necessari per effettuare un rilievo fotografico, abbiamo avuto difficoltà addirittura a poggiare un treppiedi in un suolo pubblico super controllato. Tutta l’area è quasi inaccessibile ad operazioni del genere e riuscire nell’impresa di installare le strutture per dar luogo alla proiezione non è stata un’operazione di poco conto. Ad ogni modo, dopo aver fatto un rilievo fotografico insieme ad Ugo Cassanello, rilevato l’intera mappatura della piazza e studiato un piano d’azione, con il team di lavoro abbiamo deciso quali e quanti dispositivi impiegare».



Scelta dei dispositivi

«L’efficienza in casi come questo rappresenta tutto, dal progetto ai materiali da utilizzare – non ha dubbi Francesco Alì Santoro. Per questa realizzazione, infatti, è stata progettata una ragnatela di fibre ottiche per la trasmissione dei segnali, utilizzate delle matrici Lightware e Barco capaci di swichtare fino a 50 segnali tra di loro e impiegati ben 42 videoproiettori Panasonic molto luminosi, tutti connessi tra loro tramite una rete ethernet. Lo scenario complessivo è stato suddiviso in 5 livelli, ognuno perfettamente sincronizzato all’altro per un effetto che doveva essere unico e maestoso».



Cinque livelli di proiezione sincronizzati

Lo spettacolo finale ha avuto una durata di circa dieci minuti, un lasso di tempo durante il quale ogni dispositivo scelto per lo show ha un compito ben preciso da svolgere e tutto deve filare liscio fino allo spegnimento conclusivo delle luci. «Un lavoro curato nei minimi particolari, dove ogni dettaglio ha fatto la differenza, dalle macchine più potenti al singolo cavo, compreso l’essere preparati a qualsiasi imprevisto, che fortunatamente in quell’occasione non c’è stato. Per la realizzazione del video mapping, Piazza di Spagna è stata suddivisa in cinque livelli orizzontali, su ognuno dei quali è stata concepita la disposizione di un gruppo di videoproiettori Panasonic. Cinque piani differenti, dunque, la cui base prevedeva ben sedici videoproiettori, otto a sinistra e otto a destra, ad occuparsi della fascia più bassa della gradinata. Naturalmente, tutti i livelli erano sincronizzati tra di loro, come una grande orchestra, e ad ogni zona è stata affidata una squadra di tecnici, ognuna gestita da un capotecnico responsabile del lavoro dei dispositivi destinati a quel settore specifico. Le sezioni, denominate A,B,C,D,E, erano governate da 5 reti separate e ogni videoproiettore era collegato con circa 300 metri di fibra. In totale, i 42 videoproiettori hanno lavorato in stacking, quindi accoppiati a due a due fino a formare un puzzle da 21 pezzi, tutti linkati tra di loro da altrettanti segnali in alta definizione. Ogni zona della piazza destinata a ricevere le immagini faceva da terminale video ad un fascio di luce di oltre 40mila Ansi Lumen».



Architettura del sistema

«Immaginando di proiettare un piano su una gradinata – entra nel dettaglio Francesco Alì Santoro – alla base del primo gradino la linea di proiezione è dritta mentre, man mano che si sale nei gradini superiori la stessa linea comincia a distorcersi. Pertanto, con un lavoro quanto mai certosino, abbiamo ricostruito pezzo dopo pezzo tutta la piazza, ritoccandone ogni angolo con l’ausilio di pc e mouse. Basti pensare che, delle otto notti impiegate a creare il tutto, due sono state di montaggio, le sei rimanenti di taratura. Di fatto, il software utilizzato ci ha permesso di gestire separatamente e singolarmente ognuna di queste aree, lasciando la libertà di movimento X e Y per aggiustare tra loro linee e convergenze. L’architettura di tutta l’installazione era formata da un master, producer dell’intero sistema, e sei slave. Ciascuno dei sei computer aveva a bordo una scheda di risoluzione 4K. Una soluzione, dunque, dove tutti i pc erano collegati in rete e prendevano “ordini” dal computer principale, un locomotore dotato programma residente in grado di far partire tutti i vagoni, ad ognuno dei quali era stata destinata una porzione di grafica. Qualsiasi porzione dell’immagine relativa al segnale video in ingresso poteva essere gestita in modalità del tutto arbitraria. Ogni pc, in uscita, andava a pilotare uno splitter Datapath x4, dotato di ingresso 4K, quindi 3840 x 2160, e quattro uscite full hd, 1920x1080. Ogni singolo segnale arrivava alla matrice per poi giungere al videoproiettore Panasonic dopo un percorso in fibra di circa 300 metri. Pertanto, avendo concepito l’uso di 42 videoproiettori, gli stessi erano collegati ad altrettante uscite della matrice, e ogni proiettore aveva la sua singola alimentazione sottofibra che veniva splittata dalla matrice stessa. L’uso di Datapath x4 ha semplificato l’installazione intervenendo in modo efficace sull’intero terminale video, senza la necessità di programmazioni particolari. Allo stesso modo, sia il locomotore che i vagoni erano il non plus ultra dei sistemi informatici, con dischi allo stato solido SSD. Complessivamente, giusto per dare un numero che possa rendere l’idea della qualità delle immagini mostrate, il contenuto di grafica proiettata, a conti fatti, ha raggiunto i 23000x13000 pixel».



Modalità portrait per i campanili

«La parte più alta di proiezione, quella relativa ai due campanili, è stata coperta con l’impiego di 8 videoproiettori, dislocati a due a due in 4 punti differenti – conclude questa descrizione Alì Santoro. I dispositivi utilizzati per questa zona specifica di Piazza di Spagna, invece di proiettare con lato lungo sulla base, sono stati girati in modalità portrait, cambiando le lampade. Pertanto, ad illuminare questo scorcio sviluppato pressoché in vertivale, il formato di proiezione è stato di 18:32, con risoluzione 4K. Quindi, lo slave destinato alla parte più alta è stato usato con 4 segnali full HD e 8 proiettori».



Scelta e posizionamento dei videoproiettori Panasonic

«Solitamente, prima di comporre l’elenco dei dispositivi da selezionare per operazioni di questa portata, vengono messi al vaglio diversi prodotti presenti sul mercato. Nel caso di questa installazione, invece, la scelta è stata pressoché immediata – ci svela Alì Santoro. Dal momento in cui abbiamo fatto i dovuti sopralluoghi per capire come avremmo dovuto realizzare il video mapping, abbiamo deciso sin da subito di affidarci alle peculiarità dei videoproiettori della gamma PT-DZ 21K di Panasonic. Una scelta sulla quale non è stato difficile convergere da parte di tutti i tecnici. Il modello di punta, poi, oggi rappresenta il non plus ultra per l’ottima riuscita di queste rappresentazioni. Basti pensare che pesa appena 43 kg, è poco ingombrante ed è versatile. Inoltre, unitamente ad una luminosità elevata, dispone di un software molto potente per fare mapping. Tutti i videoproiettori sono stati inseriti all’interno di strutture ad impatto zero, nascoste e non visibili; contenitori con annesso piano d’appoggio inclinato, progettati per resistere anche alle intemperie del tempo. Oltre a lavorare con lo shift elettronico, infatti, da progettazione avevamo già previsto l’inclinazione alla base delle strutture, per preservare il più possibile il margine delle funzioni elettroniche, da utilizzare poi per operare con totale precisione. Dal livello di base a salire, i 4/5 della scenografia sono stati sincronizzati in modo attento e scrupoloso; per l’ultima parte, quella più alta, i proiettori sono stati posizionalti in modalità portrait, cambiando le lampade come raccomandato da Panasonic».



Impatto ambientale ZERO

Se è vero che un luogo come la scalinata di Trinità dei Monti viene preservato da qualsiasi “incidente”che ne possa deturpare la bellezza, nel caso dell’installazione voluta da Bulgari l’impatto della tecnologia utilizzata per l’avvenimento è stata ridotta al minimo. «Oltre al valore storico del luogo, Piazza di Spagna rappresenta il salotto buono di Roma, pertanto l’attenzione è stata massima e tutta la progettazione è andata incontro ad un compromesso continuo a metà tra esigenze installative e ambiente – ci dice Alì Santoro. Tutti i cavi sono stati camuffati all’interno di finti gradini e nascosti dall’allestimento di canaline dello stesso colore della gradinata. E non parliamo di qualche centinaio di metri, bensì di oltre 13 km di fibra ottica. Anche le strutture posizionate ai piedi della piazza, comprese le torri layer, sono state pensate affinché non impallassero la visione di Via dei Condotti, una delle arterie principali che conduce dritto al centro della piazza. L’impatto, insomma, non doveva assolutamente essere troppo forte, ma adeguarsi al contesto installativo».



Tempistica di realizzazione

Alla luce delle realizzazioni di successo, solitamente proposte su Sistemi Integrati, dei materiali e dispositivi impiegati, del grado di difficoltà dell’installazione, nonché dell’imponenza dell’operazione stessa, è importante conoscere le tempistiche di esecuzione. Il fattore tempo è un elemento da prendere sempre in considerazione per incarichi di questo tipo. Nel caso specifico del video mapping di Piazza di Spagna, il tutto è stato realizzato in circa tre settimane, dal primo sopralluogo alla vera e propria esecuzione dello show. «La taratura vera e propria è stata realizzata in otto notti – ci svela Francesco Alì Santoro. Ovviamente, le prove necessitavano del buio per consentire di sincronizzare perfettamente tutte le macchine. Tutto in notturna, quindi, dalle 21 alle 6 di mattina, spesso anche in presenza di turisti estasiati nel vedere la magia che si creava ogni qual volta venivano accesi i dispositivi per prove e taratura delle macchine. Basti pensare per un attimo quale impatto può provocare l’avvio di oltre 40 videoproiettori ad alta luminosità, oltretutto in una cornice suggestiva come Piazza di Spagna. Naturalmente, per tutto il periodo di prova, è stata attivata una sorveglianza serrata, giorno e notte. Urtare una sola di queste strutture, infatti, significava spostare l’asse di un proiettore; un danno notevole in termini di sincronizzazione delle immagini».



Riunioni operative e distribuzione dei compiti

«Tutto il lavoro di preparazione ad uno spettacolo di queste dimensioni comporta l’organizzazione di diverse riunioni operative, nonché svariate prove per strutturare tutto lo show. Come nella maggior parte dei casi, anche in questa occasione ci sono stati più incontri fino a pochi giorni dall’evento. Esattamente cinque giorni prima, ho convocato un incontro con tutti i professionisti e i capitecnici coinvolti nell’operazione. Un meeting di lunga durata, durante il quale abbiamo ripercorso tutta la progettazione, distribuito il compito e il posizionamento di ognuno di loro e dato vita a dei piani di intervento in caso di emergenze provocate dall’inceppo improvviso di qualsiasi step costruito attorno all’evento. Tutto finalizzato alla serata della rappresentazione, dunque, ma non solo. In pochi, infatti, ancora oggi strutturano un lavoro del genere pensando in modo dettagliato anche a tutto il necessario per il dopo spettacolo. Pertanto, sovente, molti professionisti pur portando a termine un lavoro eccellente con una rappresentazione di successo, si ritrovano a dover far fronte ad imprevisti alquanto seccanti che subentrano ad operazioni concluse. Per questa occasione, così come per tutti i lavori di questo tipo durante i quali viene impiegato un quantitativo ingente di materiali, ho comprato km di nastro adesivo colorato, per assegnare ad ogni colore il nome del fornitore coinvolto. Sembra banale, ma avendo fatto arrivare a magazzino 7 società diverse per i materiali, è stato molto di aiuto catalogare tutto per la facile individuazione di ogni singolo pezzo».



Pronti a qualsiasi imprevisto: dalle macchine sostitutive ai gruppi elettrogeni

«Come ribadito più volte, la circostanza era di quelle importanti, per cui l’imperativo era efficienza assoluta, dalla progettazione all’installazione, per finire poi con un’eccellente rappresentazione. E se da una parte dispositivi come i videoproiettori dovevano essere di alto livello, dall’altra i cavi e i relativi collegamenti non dovevano presentare alcuna imperfezione. Per tale ragione, l’impianto è stato cablato su misura e tutti i cavi adoperati erano nuovi fiammanti. Ci sono alcune installazioni, magari di piccola portata, che possono accettare l’utilizzo di cavi efficienti ma non di primo uso. In questa occasione, però, non ho permesso alcun utilizzo di “seconda mano”. Ci tenevo particolarmente, pertanto non potevo permettere che i magnetotermici fossero sfiammati o che presentassero anomalie. Insomma, da una parte il must era essere quello di mettere a punto un pronto intervento per ogni postazione destinata alla proiezione, dall’altra la rete non doveva presentare intoppi di clun genere. Lo stacking, infatti, garantiva di sopperire a qualsiasi intoppo, oltretutto con macchine a 4 lampade. In più, ci siamo attrezzati anche con videoproiettori sostitutivi e ben 14 ottiche di ricambio, per cui era molto difficile che qualcosa potesse intaccare lo show. Senza dimenticare un altro aspetto importante in questi casi: l’alimentazione. Non a caso, ci siamo attrezzati con due gruppi elettrogeni in parallelo, sistemati nella parte alta della gradinata. Per fortuna – conclude Alì Santoro – non c’è stato neanche un piccolo inconveniente, ci tengo a sottolinearlo perché in casi del genere può capitare anche la più piccola delle sfumature. Invece nulla, tutto è andato alla perfezione, tutto lo spazio era colmo di persone accorse ad assistere alla manifestazione. L’impatto è stato decisamente notevole e l’applauso finale ha rappresentato un momento liberatorio ed emozionante».

Si ringraziano per la collaborazione:
Panasonic – www.business.panasonic.it
Francesco Alì Santoro di Botw – www.botw.it


Questa Case History è stata interamente realizzata da Sistemi Integrati



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